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Destinazioni

Non scegliamo le destinazioni perché sono di moda, né perché siano sconosciute a tutti i costi: ci piacciono i posti che hanno qualcosa da raccontare. Spesso sono Paesi remoti di cui si parla poco, altre volte mete più classiche che abbiamo deciso di esplorare in modo diverso per capire cosa le rende davvero interessanti. Ogni nostro viaggio nasce da una semplice domanda: "perché attraversare mezzo mondo per venire fin qui?".

Europa

L'Europa che ci piace non è quella delle capitali viste e riviste. È quella delle frontiere dimenticate, delle isole battute dal vento, delle improbabili repubbliche autoproclamate e dei Paesi che per qualche motivo finiscono raramente nelle bucket list. Dalle terre selvagge del Nord ai lasciti dell'ex blocco sovietico, è un continente molto più variegato e interessante di quanto sembri.

BIELORUSSIA

BIELORUSSIA

La Bielorussia, o meglio Belarus', è un Paese frainteso. Al di là dei titoloni clickbait che gridano all'"ultima dittatura d'Europa", per noi è un luogo che racconta, meglio di quasi ogni altro, cosa significhi vivere all'incrocio tra Europa centrale e mondo russo, tra passato sovietico e presente.

Entreremo via terra dalla Polonia e usciremo in Lituania, attraversando uno dei confini più caldi del continente. Da Brest a Minsk, passando per i castelli UNESCO di Mir e Njasviž, alterneremo fortezze, città ordinate, enormi viali sovietici e palazzi brutalisti, memoriali della Grande Guerra Patriottica e mosaici psichedelici. Visiteremo poi la Linea Stalin, testimonianza di un Paese in cui l'eco della guerra e dei suoi eroi è ancora parte integrante dell'identità nazionale.

L'ultima parte del viaggio ci porterà in uno dei luoghi più surreali d'Europa: la zona di esclusione di Černobyl', sul lato bielorusso, meno conosciuta rispetto a quella ucraina ma più remota e silenziosa. Villaggi abbandonati, foreste che si sono riprese il territorio e il tempo che sembra essersi fermato al 26 aprile 1986.

Non è un viaggio costruito per confermare pregiudizi, ma per capire un Paese di cui si parla tantissimo e che pochissimi hanno davvero visto. E, come sempre, lo faremo andando ben oltre le cartoline.

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CIPRO & CIPRO DEL NORD

CIPRO & CIPRO DEL NORD

A prima vista Cipro sembra la classica isola mediterranea: mare cristallino, spiagge perfette, turismo balneare e siti archeologici. Poi scopri che la capitale è ancora divisa da un muro, che esiste uno stato a riconoscimento limitato, che ci sono basi militari britanniche con una propria sovranità e che, nel giro di pochi giorni, attraverserai più frontiere che in viaggi molto più lunghi. Bene, è proprio questo il motivo per cui siamo qui.

Il cuore del viaggio è Cipro del Nord, una destinazione quasi sconosciuta al turismo internazionale ma incredibilmente affascinante per chi ama la storia contemporanea e la geopolitica. Attraverseremo la Linea Verde a Nicosia, visiteremo città fantasma presidiate dall'ONU, raggiungeremo i memoriali e il luogo esatto dello sbarco delle truppe turche del 1974, vedremo castelli, montagne, villaggi e carri armati abbandonati nei boschi da oltre 50 anni. Se lo vorremo, potremo anche fare un salto nell'exclave britannica di Dhekelia. È un viaggio che racconta un conflitto ancora visibile, ma senza rinunciare alla bellezza dell'isola.

Per questo alterneremo storia e paesaggi: la selvaggia penisola di Karpaz, il porto veneziano di Girne (aka Kyrenia), le rovine di Pafo e, nella data estiva, anche le acque cristalline della penisola di Akamas. Se invece partirai con noi a novembre, vivrai qualcosa che quasi nessun viaggiatore riesce a vedere: le celebrazioni del 15 novembre, anniversario della proclamazione della Repubblica Turca di Cipro del Nord, tra bandiere, parate militari e un'atmosfera che rende il tutto ancora più assurdo.

Un viaggio breve, sì, ma capace di farti vedere il Mediterraneo con occhi completamente diversi.

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IRLANDA & IRLANDA DEL NORD

IRLANDA & IRLANDA DEL NORD

L'Irlanda è uno di quei posti che sembrano costruiti apposta per essere fotografati: scogliere a picco sull'Atlantico, brughiere sferzate dal vento, montagne, pub, villaggi colorati e una pinta di Guinness che, incredibilmente, qui ha davvero un sapore diverso. Tutto vero, ma sarebbe un peccato fermarsi lì.

Questo viaggio attraversa l'intera isola in senso orario, dalla Repubblica d'Irlanda all'Irlanda del Nord, seguendo un itinerario che unisce alcuni dei paesaggi più spettacolari d'Europa a una storia politica ancora vivissima. Cammineremo tra le rovine monastiche di Glendalough, percorreremo la Wild Atlantic Way, raggiungeremo il Ring of Kerry, le Cliffs of Moher, il Connemara, il Donegal e la Giant's Causeway, alternando continuamente natura selvaggia e città piene di carattere.

Capire l'Irlanda significa tuttavia anche capire la sua storia. Per questo visiteremo il carcere di Kilmainham, simbolo della lotta per l'indipendenza, passeremo davanti alla targa che ricorda il curioso Soviet di Limerick e osserveremo da vicino le città dell'Irlanda del Nord. A Derry ripercorreremo i luoghi della Bloody Sunday attraverso i celebri murales del Bogside, mentre a Belfast entreremo nei quartieri cattolici e protestanti accompagnati da chi quella storia l'ha vissuta. Finiremo la giornata facendo una cosa che difficilmente troverete in un altro viaggio organizzato: bere una pinta in uno storico pub repubblicano frequentato da ex militanti dell'IRA e un'altra in uno dei locali simbolo della comunità unionista, per ascoltare due punti di vista completamente diversi sullo stesso conflitto.

E poi sì, berremo tanta Guinness. La prima la offre Oltre, perché certe tradizioni vanno rispettate.

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ISLANDA

ISLANDA

L'Islanda è uno di quei pochi posti al mondo in cui la natura riesce ancora a farti sentire piccolo. Cascate alte decine di metri, ghiacciai immensi, spiagge nere, iceberg, geyser e paesaggi che sembrano appartenere a un altro pianeta. Li vedremo tutti, senza correre e senza trasformare il viaggio in una collezione di check su Google Maps.

Il nostro itinerario si concentra sull'ovest e sul sud dell'isola, la parte più spettacolare e accessibile, scelta apposta per permettere di vivere l'Islanda anche in pochi giorni e senza spendere una fortuna. L'autunno è la stagione perfetta: le giornate sono ancora abbastanza lunghe per esplorare, ma ogni sera avremo una concreta possibilità di assistere a uno degli spettacoli naturali più belli del pianeta, l'aurora boreale. E quando le previsioni saranno favorevoli ci lanceremo a inseguirla, cercando di interpretare previsioni meteo, indice Kp e direzione del vento.

Il vero spirito Oltre emerge però nei fuori programma. Riluttanti all'idea di una "Blue Lagoon" presa d'assalto dai turisti, noi ci tufferemo nelle pozze geotermiche gratuite disperse nel nulla, correndo in costume tra vento, pioggia, freddo e fango. Cucineremo quasi ogni sera negli appartamenti dove dormiremo, condivideremo la spesa, faremo il bagno sotto le cascate gelide, lanceremo asce in un ristorante a tema vichingo e rideremo (ma non troppo) quando il vento proverà a ribaltare le portiere dell'auto.

Non è il viaggio giusto se cerchi la vacanza di lusso o il pacchetto preconfezionato di GetYourGuide. Lo è se pensi che l'Islanda sia ancora più bella quando la vivi con un pizzico di improvvisazione, tanta ironia e un gruppo di persone pronte a trasformare anche una corsa sotto la pioggia in uno dei ricordi più belli del viaggio.

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MOLDAVIA & TRANSNISTRIA

MOLDAVIA & TRANSNISTRIA

Se vi chiedessimo di indicarci la Moldavia su una mappa, forse ci riuscireste. Se invece vi chiedessimo cos'è la Transnistria, le mani alzate sarebbero molte meno. Ed è proprio per questo che ci andiamo.

Entreremo in Moldavia partendo da Bucarest a bordo dell'ultimo treno sovietico ancora in servizio nell'Unione Europea, per poi immergerci in uno dei Paesi più sconosciuti del continente. A Chișinău scopriremo un'insospettabile capitale dall'anima profondamente sovietica, tra grandi viali, mosaici, architetture moderniste e quell'atmosfera un po' malinconica tipica dell'Europa orientale.

Poi attraverseremo un altro confine. Questa volta entreremo in uno Stato che, ufficialmente, non esiste. La Transnistria (pardon, Pridnestrov'e) è una repubblica autoproclamata nata dopo il crollo dell'URSS, con una propria moneta, un proprio esercito, controlli di frontiera e simboli sovietici ovunque. Esploreremo Tiraspol', Bender e Kitskany cercando di capire come si vive in uno dei territori più particolari d'Europa, senza limitarci ai meme su Lenin e alle falci e martello (che comunque non mancheranno).

Raggiungeremo anche la campagna moldava di Orheiul Vechi, tra monasteri rupestri e villaggi tradizionali, e quando sarà possibile andremo a caccia di vecchi complessi sovietici abbandonati per raccontare anche il lato più decadente del Paese.

Ogni partenza ha poi qualcosa di speciale. A settembre saremo a Tiraspol' durante le celebrazioni dell'indipendenza della Transnistria, con parata militare, concerti e un'atmosfera surreale. A maggio assisteremo alle commemorazioni del Giorno della Vittoria, ancora oggi una delle ricorrenze più sentite nello spazio post-sovietico. A Capodanno festeggeremo invece come si faceva una volta nell'URSS, tra Ded Moroz, alberi decorati, tavolate infinite e la diretta dal Cremlino.

Per chi proprio non riesce a smettere di collezionare stranezze geopolitiche, c'è anche la possibilità di estendere il viaggio in Gagauzia, altra regione autonoma quasi sconosciuta, abitata da un popolo turcofono ma cristiano ortodosso. Perché, da queste parti, le cose semplici evidentemente non sono mai piaciute a nessuno.

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NORVEGIA

NORVEGIA

Questo non è un tour della Norvegia. È un vero road trip nel Grande Nord.

Partiremo da Bodø per raggiungere le isole Lofoten, uno dei luoghi più spettacolari d’Europa, e da lì inizieremo a risalire lentamente verso nord fino a Capo Nord, attraversando montagne che precipitano nel mare, fiordi, tundra e alcune delle strade panoramiche più belle del pianeta. Saliremo sulla Reinebringen, scopriremo spiagge quasi caraibiche, raggiungeremo villaggi di pescatori come Henningsvær, esploreremo l'isola di Senja e, se il mare lo permetterà, usciremo alla ricerca dei capodogli. Se le condizioni non saranno favorevoli, nessun problema: sa sempre come ripagarti, e ci spingeremo tra i paesaggi spettacolari del fiordo di Lyngen.

La vera esperienza però è il modo in cui vivremo tutto questo. Per quasi tutto il viaggio dormiremo in tenda, non perché costi meno ma perché è semplicemente il modo migliore di vivere la Norvegia. Monteremo il campo ogni sera in campeggi attrezzati o in pieno wild camping, approfittando dell’allemannsretten, il diritto di accesso alla natura che permette di piantare la tenda praticamente ovunque nel rispetto dell’ambiente. Ceneremo insieme davanti a un fornello da campeggio, faremo grigliate quando possibile e ci addormenteremo sotto un sole che, in estate, semplicemente si rifiuta di tramontare.

Il momento più emozionante arriverà alla fine: molti si accontentano della classica foto al globo di Capo Nord, noi no. Indossiamo gli scarponi e proseguiamo a piedi fino a Knivskjellodden, il vero punto più settentrionale dell'Europa continentale. Davanti a noi ci saranno solo il Mare di Barents, le Svalbard e il Polo Nord.

È un viaggio essenziale, spartano e fisico. Si cammina tanto, si dorme in tenda, si cucina insieme e ci si adatta al meteo, che qui decide sempre. Ma è proprio questo il bello: per una settimana ci dimenticheremo della routine e vivremo il Nord nel modo più autentico possibile, così come dovrebbe essere fatto un viaggio da queste parti.

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REPUBBLICHE BALTICHE

REPUBBLICHE BALTICHE

A prima vista Estonia, Lettonia e Lituania sembrano aver voltato completamente pagina: centri storici restaurati, caffetterie nordiche, startup tech, tram moderni e un'identità europea fortissima. Basta tuttavia allontanarsi di qualche decina di chilometri perché il contesto cambi radicalmente.

È lì che inizia il viaggio.

Oltre alle splendide capitali baltiche, andremo alla ricerca dell'eredità lasciata dall'Unione Sovietica in questi Paesi: città monoindustriali sorte dal nulla e ormai in declino, centrali nucleari, ex basi missilistiche, bunker segreti, quartieri prefabbricati e villaggi dove il russo continua a essere la lingua più parlata. Insomma, luoghi che raccontano un passato ancora sorprendentemente vicino e che raramente finiscono negli itinerari turistici.

Attraverseremo tutte e tre le Repubbliche Baltiche con un vero e proprio on the road invernale, passando da Visaginas, nata per servire la centrale di Ignalina, alle inquietanti parabole delle basi radioastronomiche della Curlandia, dai bunker nascosti tra le foreste lettoni fino agli avamposti sovietici dell'Estonia settentrionale, sospesi tra Europa e Russia. Arriveremo infine a Narva, dove il fiume segna il confine con la Federazione Russa e due mondi si osservano da poche decine di metri di distanza.

È un viaggio perfetto per chi ama il decadentismo post-sovietico, la geopolitica contemporanea, l'urbanistica e quei luoghi che sembrano vivere in un limbo tra passato e futuro. Perché le Repubbliche Baltiche non sono soltanto Vilnius, Riga e Tallinn: sono uno dei posti migliori al mondo per osservare, quasi in tempo reale, cosa succede quando un impero scompare.

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Asia

L'Asia è il cuore pulsante di Oltre. Un continente talmente vasto da sembrare un pianeta a sé: città futuristiche, montagne altissime, deserti, monasteri, steppe, popoli nomadi, zone di guerra e confini che dividono etnie, lingue, alfabeti, religioni. Qui non si finisce mai di esplorare e rimanere stupiti. Non che avessimo alcuna intenzione di provarci.

AFGHANISTAN

AFGHANISTAN

Per decenni l’Afghanistan è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso guerre, attentati e titoli di giornale. Eppure, dietro a quella narrazione esiste un Paese che per secoli è stato un crocevia di popoli, imperi, religioni e rotte commerciali. Un luogo che ha visto passare Alessandro Magno, i seguaci di Buddha, i mongoli, i persiani, gli inglesi, i sovietici e gli americani. E che ancora oggi nonostante tutto conserva un'identità fortissima.

Questo non è un viaggio pensato per collezionare luoghi famosi, ma semmai per capire, con profondo rispetto e consapevolezza, uno dei Paesi più affascinanti e fraintesi del mondo. Attraverseremo città antichissime, mercati, moschee, vallate montane e luoghi che fino a pochissimi anni fa erano irraggiungibili. Incontreremo persone che raramente vedono turisti e proveremo a osservare l'Afghanistan per quello che è davvero, al di là degli stereotipi.

Non aspettarti affatto comfort occidentali o itinerari patinati. Aspettati invece giornate intensissime, una cultura sorprendentemente ospitale e la sensazione costante di trovarti in un posto che la maggior parte delle persone conosce soltanto attraverso uno schermo. E indovina un po', è proprio questo il motivo per cui siamo qui.

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ARMENIA

ARMENIA

L'Armenia è uno di quei Paesi che riesce a sorprendere continuamente. Arrivi aspettandoti monasteri medievali e montagne (e li trovi), poi però ti imbatti in vecchi osservatori astronomici sovietici, giganteschi radar abbandonati, busti di Lenin dimenticati nei villaggi, case della cultura, sanatori, mosaici, città industriali e paesaggi che cambiano nel giro di poche decine di chilometri.

È proprio questa l'Armenia che vogliamo raccontare.

Il nostro itinerario tocca i luoghi più belli in senso classico, da Erevan a Tatev, dal lago Sevan a Noravank, passando per Gyumri, Dilijan, Garni e Khor Virap, ma è nelle deviazioni che il viaggio cambia davvero volto. Esploreremo enormi e inquietanti radiotelescopi costruiti durante la Guerra Fredda, centri estivi dei Giovani Pionieri ormai inghiottiti dalla vegetazione, vecchi complessi industriali e i tanti piccoli dettagli che raccontano cosa significasse vivere nella RSS Armena.

Il fiore all'occhiello però è il Syunik, una regione isolata dal resto del Paese da montagne altissime, schiacciata dalle mire espansionistiche dell'Azerbaigian e storicamente proiettata verso la Persia più che verso il Caucaso. Scenderemo fino a Meghri, una cittadina sorprendente incastonata tra le montagne, dove dedicheremo un'intera giornata a esplorare uno degli angoli più remoti e affascinanti dell'Armenia. A pochi metri da noi scorrerà il fiume Aras, oltre il quale comincia l'Iran. Il paesaggio culturale, il clima, la vegetazione e perfino l'atmosfera cambiano improvvisamente, in una lingua di terra i cui delicati confini sono stati tracciati di fatto solo in tempi recentissimi.

Come sempre non ci interessa collezionare monumenti ma capire i luoghi. Per questo parleremo della storia e della cultura millenaria dell'Armenia, della sua identità, del genocidio, dell'eredità sovietica, del terremoto del 1988 e della posizione geopolitica delicatissima che ancora oggi la rende uno dei posti più interessanti del Caucaso.

Se cerchi il classico tour dei monasteri, probabilmente questo non fa per te. Se invece vuoi vedere l'Armenia nella sua interezza, dai villaggi dove Lenin è ancora in piazza fino al remoto confine con l'Iran, allora preparati a uno dei viaggi più sorprendenti che abbiamo mai costruito

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CINA

CINA

La Cina è considerabile un vero e proprio continente, non solo a causa della sua ampiezza geografica. Ogni provincia cambia paesaggio, cucina, lingua, architettura e atmosfera. Per questo abbiamo costruito un itinerario quasi interamente in treno, il modo migliore per osservare la parte più rappresentativa di questo gigantesco mosaico trasformarsi fuori dal finestrino.

Partiremo da Pechino, capitale della Repubblica Popolare, tra Tienanmen, hutong e una sezione della Grande Muraglia lontana dalle folle, per poi raggiungere Shanghai, simbolo della Cina moderna e verticale. Ma è quando ci lasceremo alle spalle le grandi metropoli che inizierà la parte più sorprendente del viaggio.

Esploreremo l’Hunan, tra la Changsha di Mao Zedong, gli antichi borghi di Furong e Fenghuang e le montagne del parco nazionale di Zhangjiajie, il paesaggio che ha ispirato il film Avatar. Più a sud, nel Guangxi, ci aspettano Guilin, il fiume Li e Yangshuo, prima di concludere il viaggio tra l’energia indescrivibile di Chongqing e la cultura rilassata di Chengdu con le sue case del tè.

Come sempre, però, non ci limitiamo ai grandi classici. Lungo il percorso andremo a cercare qua e là anche quella Cina che spesso passa inosservata: piccoli dettagli che raccontano il grande rinascimento della nazione cinese e luoghi che aiutano a capire come un Paese uscito da una rivoluzione sia diventato una superpotenza tecnologica nel giro di pochi decenni.

È un viaggio nella Cina più classica, dal ritmo intenso ma abbastanza accessibile, tuttavia non per questo banale. Perché la vera Cina non è soltanto quella delle cartoline o dei grattacieli, ma quella che cambia continuamente volto, costringendoti a rimettere in discussione tutto quello che pensavi di sapere.

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COREA DEL SUD

COREA DEL SUD

La penisola di Corea è terra di contrasti quasi per antonomasia da almeno 70 anni. In questo viaggio ne esploreremo la porzione più meridionale, divisa dalla sua controparte settentrionale con cui è formalmente in guerra dal 1950.

Partiamo da Seoul, capitale della Repubblica di Corea, dove convivono palazzi reali, quartieri storici, grattacieli, insegne al neon e un futuro che sembra essere arrivato in fretta e un po’ prima del previsto. Esploriamo la città nelle sue due anime: quella che racconta secoli di storia e quella che corre già diversi anni avanti rispetto al resto del mondo.

Rifiutandoci categoricamente di visitare la DMZ al confine con la Corea del Nord per una lunga serie di motivi che avremo tutto il piacere di raccontarvi in viaggio, da Seoul scenderemo a Jeonju, dove cambiamo completamente ritmo e contesto. Qui ci infiliamo nella quotidianità coreana, tra mercati, cucina e vicoli del centro storico, e dormiamo in un hanok, una casa tradizionale coreana. Poi continuiamo verso Busan, città portuale e veramente gigantesca, dove passiamo dai mercati del pesce alla Chinatown, dalla cultura cinematografica alla costa, fino all’Haedong Yonggungsa, spettacolare tempio costruito direttamente sul mare.

Da qui prendiamo un volo interno e diamo ufficialmente inizio alla seconda parte del viaggio: Jeju. Lontana dall’immagine della Corea fatta soltanto di Seoul, K-pop e grattacieli, l’isola di Jeju è un po' un mondo a sé: vulcani, coste battute dall’oceano, sentieri e paesaggi modellati da eruzioni e vento. Ma Jeju ha anche una storia molto più pesante di quella raccontata dalle sue cartoline: un’isola che fu teatro di una violenta repressione politica e di un massacro che ancora oggi fa parte della sua memoria. In questo posto spesso snobbato dagli itinerari più classici noi passeremo tre notti, esplorando l'isola (che merita davvero!) senza limitarci ai punti segnati sulle guide, prima di tornare a Seoul.

Il nostro è un viaggio che attraversa la Corea ipertecnologica e quella tradizionale, le metropoli e le campagne, i templi sul mare e i vulcani, la quotidianità e una storia spesso molto meno patinata di come viene raccontata. Se ti abbiamo incuriosito, ci vediamo là.

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GEORGIA

GEORGIA

La Georgia riesce a mettere d’accordo praticamente tutti: chi cerca montagne spettacolari le trova, chi ama la storia pure, chi viaggia per il cibo probabilmente non vorrà più tornare a casa. Noi abbiamo semplicemente deciso di aggiungerci tutto il resto.

Partiremo da Tbilisi, una capitale irresistibile dove convivono antiche chiese, architetture brutaliste, cortili decadenti e tracce della storia sovietica praticamente a ogni angolo. Attraverseremo il Kakheti, culla del vino georgiano, raggiungeremo Kazbegi lungo una delle strade panoramiche più belle del Caucaso, visiteremo Mtskheta, Uplistsikhe e Gori, città natale di Stalin. Ma il nostro itinerario continua dove molti altri si fermano…

Andremo a cercare la Georgia meno conosciuta: i villaggi sperduti dello Svaneti che raggiungeremo attraverso la remota strada via Lentekhi, il confine con l’Abcasia e quello con l’Ossezia del Sud, dove il conflitto del 2008 è ancora una presenza concreta. Entreremo in un piccolo museo della guerra allestito nel seminterrato di una casa privata, cercheremo vecchi busti di Lenin dimenticati lungo le strade, statue di Stalin sopravvissute alla destalinizzazione, cimiteri della Grande Guerra Patriottica ormai ignorati da tutti e scorci che raccontano un passato molto più complesso di quanto spesso non si voglia ricordare.

Poi, scesi nel verdissimo Imereti, arriverà uno degli highlight assoluti del viaggio: Tskhaltubo. Faremo urbex negli immensi sanatori di questa vecchia località termale dell’élite sovietica, oggi in gran parte abbandonati o abitati dai profughi della guerra in Abcasia, e ci concederemo perfino un bagno nella vecchia vasca termale di uno di questi edifici. Un’esperienza che riassume perfettamente lo spirito di Oltre: un po’ folle, decisamente fuori dai circuiti e impossibile da dimenticare.

E poi c’è tutto il resto; le tavolate infinite, i brindisi rituali, il vino georgiano, i khinkali, il khachapuri e quell’ospitalità quasi disarmante che rende la Georgia uno dei Paesi più accoglienti al mondo. Alla fine del viaggio ti renderai conto che il ricordo più forte non sarà solo un paesaggio o un monumento, ma il modo in cui questo piccolo Paese riesce a farti sentire a casa, pur trovandoti sui confini tra Europa e Asia.

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GIAPPONE

GIAPPONE

Tanti sognano il Giappone. Noi abbiamo cercato di costruire un itinerario che facesse convivere i suoi grandi classici con un ritmo diverso, più lento, lasciando spazio anche a quei luoghi che spesso vengono sacrificati per aggiungere l’ennesima attrazione “overturistica” in città.

Partiremo da Osaka e Kyoto (e Hiroshima, per chi si unirà alla partenza di aprile!), ma grazie alla nostra tour leader, che vive proprio qui, andremo oltre i percorsi più battuti alla scoperta di templi meno conosciuti, quartieri tranquilli e angoli che difficilmente si trovano in un itinerario standard. Faremo anche lo shukubō, la tradizionale esperienza di dormire ospitati dai monaci sul monte Kōya, uno dei luoghi più sacri del buddhismo giapponese, dove il tempo sembra scorrere con un ritmo completamente diverso.

Dal Kansai il viaggio proseguirà verso le Alpi Giapponesi, attraversando la Kanazawa dei samurai, le case di paglia di Shirakawa-go e l’atmosfera d’altri tempi di Takayama. Cammineremo lungo l’antica via Nakasendō tra Magome e Tsumago, due villaggi perfettamente conservati dove, fino a pochi secoli fa, passavano samurai, mercanti e pellegrini diretti a Edo. Se il meteo sarà dalla nostra parte, ci fermeremo anche ai piedi del monte Fuji per ammirare uno dei simboli del Giappone nel suo contesto più spettacolare, in una località lontana dalle folle di turisti.

Solo alla fine arriveremo a Tokyo, una delle metropoli più affascinanti del pianeta, dove tradizione e futuro convivono senza mai pestarsi i piedi. Tra shinkansen, giardini zen, vicoli pieni di lanterne, grattacieli e santuari nascosti, ci renderemo conto che il Giappone non è un Paese di contrasti, ma un luogo in cui tutto riesce incredibilmente a stare insieme in modo armonioso. Ed è proprio questo che lo rende impossibile da dimenticare.

Non ti basta? Nelle date autunnali potremo scoprire questi luoghi con i colori vivacissimi del foliage e avere l’impressione di trovarci in un dipinto, mentre in primavera i fiori di ciliegio faranno da sfondo alle nostre giornate.

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GIORDANIA

GIORDANIA

La Giordania è probabilmente il modo migliore per innamorarsi del Medio Oriente. È accogliente, sicura, facile da esplorare e racchiude in un territorio relativamente piccolo una quantità incredibile di storia, paesaggi e culture. Ma soprattutto è un Paese che dà il meglio di sé quando lo si percorre in macchina, fermandosi dove viene voglia e lasciando che siano le strade a raccontarlo.

Per questo il nostro non è il classico tour con pullman, guida che parla al microfono e alberghi tutti uguali. Partiremo piuttosto a bordo della nostra auto a noleggio, attraverseremo Amman, le rovine romane di Jerash, i mosaici cristiani di Madaba, il Monte Nebo e il Mar Morto, dove faremo il bagno in una spiaggia libera invece che in un resort. Scenderemo poi verso il castello crociato di Kerak e, naturalmente, dedicheremo tutto il tempo necessario a Petra, uno dei siti archeologici più straordinari del pianeta.

L’ultima parte del viaggio è quella che a noi è rimasta nel cuore più di tutte. Entreremo nel Wadi Rum, uno dei deserti più spettacolari del Medio Oriente, dove dormiremo in un campo beduino e attraverseremo le sue distese di sabbia rossa a bordo di pick-up guidati dalla gente del posto. Niente bubble hotel, glamping di lusso o esperienze costruite per Instagram: preferiamo sostenere chi il deserto lo ha sempre vissuto e rinunciamo volentieri anche al giro in cammello, che non riteniamo un’attrazione etica.

Chiuderemo il viaggio ad Aqaba, affacciati sul Mar Rosso, dopo una settimana trascorsa tra città arabe, siti biblici, fortezze, canyon e deserti. È un itinerario perfetto per chi vuole avvicinarsi al mondo arabo per la prima volta, ma è anche un promemoria che i viaggi migliori non sono quelli in cui qualcuno ti porta da un punto A a un punto B, ma piuttosto quelli in cui ti sporchi un po’ le scarpe, prendi una strada secondaria e scopri che spesso era proprio quella giusta.

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HOKKAIDO & TOHOKU

HOKKAIDO & TOHOKU

Questo non è il Giappone delle folle, delle file infinite e delle foto tutte uguali. È un viaggio nella sua parte più settentrionale, dove l’inverno cambia completamente il paesaggio e anche il modo di viverlo. L’isola di Hokkaido e la regione del Tohoku, nel nord dell’Honshu, sono tra le zone meno esplorate dai viaggiatori occidentali: montagne innevate, onsen fumanti, città di mare, villaggi tranquilli e un’atmosfera che sembra lontana anni luce dall’overtourism dei circuiti più classici.

Partiremo dalla fredda Sapporo, ci rilasseremo nelle acque termali di Noboribetsu, attraverseremo il sud dell’Hokkaido fino a Hakodate e poi scenderemo nel Tohoku, una delle aree culturalmente più affascinanti del Paese del Sol Levante. Aomori, Morioka e Sendai ci mostreranno un Giappone quotidiano, autentico e sorprendentemente poco turistico, fatto di quartieri locali, cucina incredibile e persone abituate a convivere con metri di neve ogni inverno.

Naturalmente non mancherà Tokyo, dove concluderemo il viaggio tornando gradualmente alla modernità. Sarà il contrasto perfetto dopo giorni trascorsi tra paesaggi bianchi, treni che attraversano montagne innevate e città in cui il tempo sembra scorrere con un ritmo completamente diverso.

È un itinerario pensato per chi vuole lasciarsi stupire da un Giappone diverso, non quello fatto di attrazioni da spuntare dalla lista, con meno turismo di massa e più atmosfera. Magari per una seconda visita nel Paese, ma non necessariamente. E sì, preparatevi a indossare tre strati di vestiti e riempire la galleria del telefono di paesaggi completamente bianchi.

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IRAQ

IRAQ

In Iraq la storia non sta (solo) nei musei: è nelle città, nei quartieri, nei luoghi di culto e nelle strade percorse ogni giorno da milioni di persone. Culla della più antica civiltà urbana, terra di fiumi leggendari, imperi, religioni e architetture monumentali, è anche un Paese contemporaneo che si porta addosso le cicatrici di decenni di guerre. Per capirlo bisogna attraversarlo, fermarsi quando succede qualcosa di interessante e accettare che spesso le avventure migliori non sono quelle previste dall'itinerario.

Il nostro viaggio parte da sud, da Basra, capitale economica dove lo Shatt al-Arab, unione di Tigri ed Eufrate, incontra il Golfo Persico. Da qui ci spingeremo nelle paludi mesopotamiche, un paesaggio d’acqua e canneti dove vivono i ma'dān (cosiddetti arabi delle paludi) e trascorriamo la notte nella tradizionale casa di canne dell'uomo più importante della comunità. Altro che resort.

La strada verso il cuore del Paese passa per la famigerata Nassiriya e quindi Ur, con la sua imponente ziggurat che emerge dalla pianura mesopotamica: una di quelle testimonianze che fanno sembrare la storia antica incredibilmente vicina. È poi il momento dell'estasi religiosa di Najaf e Karbala', le due città sante dell'Islam sciita, grandi centri di pellegrinaggio e luoghi di enorme devozione dominati dai mausolei di Ali, Hussein e Abbas. Tra le due faremo anche una deviazione a Kifl, dove una moschea custodisce la memoria di un passato ebraico, prima di raggiungere Babilonia, tra rovine millenarie in parte aggressivamente ricostruite e il palazzo abbandonato di Saddam Hussein, proprio sopra il sito archeologico. L’accesso a quest’ultimo è soggetto a restrizioni e dipenderà dalle autorizzazioni e dalle condizioni sul posto: se riusciremo a entrarci grazie ai nostri contatti locali, sarà una di quelle side quest da raccontare a lungo.

Arriveremo poi a Baghdad, con tutto il tempo necessario a scoprirne le mille facce: suq medievali, architettura brutalista, eredità socialista, roccaforti sciite e una metropoli contemporanea che va avanti molto oltre quello che raccontano i telegiornali. La capitale non è una semplice tappa di passaggio, ma anzi è uno dei luoghi in cui le contraddizioni dell’Iraq diventano più evidenti.

Verso nord ci aspettano Samarra', con il suo celebre minareto a spirale e un contesto di sicurezza particolarmente delicato, e Mosul, città segnata dalla guerra contro lo Stato Islamico. Qui le tracce della distruzione convivono con la ricostruzione e con la determinazione di chi sta provando a riprendersi la propria città. Non è una visita da consumare come una collezione di rovine: è un’occasione per comprendere, attraverso i luoghi e le persone, cosa significhi ritornare a vivere dopo gli orrori della guerra.

Infine entreremo nel Kurdistan iracheno, territorio autonomo dove il contesto che ci circonda cambierà ancora una volta: monasteri cristiani incastonati tra le montagne, il canyon di Rawanduz, villaggi sacri yazidi scampati al genocidio da parte dell'ISIS e poi Erbil, con la sua cittadella antichissima e la sua anima da capitale quasi occidentale. Non finiremo tuttavia con una semplice visita panoramica. Nella data di marzo, raggiungeremo il villaggio di Akre per il Nawruz, il capodanno persiano celebrato anche qui, quando le montagne si illuminano di fiaccole e migliaia di persone celebrano l’arrivo della primavera. Esperienza che da sola vale l'intero viaggio.

Sarà un Viaggio con la V maiuscola dall’antica Mesopotamia alle montagne del Kurdistan, tra ziggurat, paludi, città sante, eredità di Saddam, memorie di guerra e comunità che raramente trovano spazio nei racconti turistici. Niente itinerario imbalsamato: ci muoviamo in auto, seguiamo le strade e lasciamo spazio alle deviazioni e agli imprevisti che rendono un'avventura tale. L’Iraq richiede flessibilità, attenzione, conoscenza del territorio e una pianificazione seria della sicurezza, ma è proprio questa complessità a renderlo una destinazione fuori scala.

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KAZAKISTAN

KAZAKISTAN

Troppa poca gente sa collocare il Kazakistan su una mappa, eppure è il nono Paese più grande al mondo. Un gigante misterioso dove i paesaggi cambiano continuamente: montagne glaciali, laghi turchesi, canyon, steppe sterminate, deserti lunari e città nate grazie all'industrializzazione sovietica. È un viaggio che dà continuamente la sensazione di andare "più in là", oltre le rotte del turismo di massa.

Partiremo da Almaty, ex capitale del Paese ai piedi dei monti del Tian Shan, per poi esplorare alcuni dei paesaggi più spettacolari dell'Asia centrale: il canyon di Čaryn, i laghi Kol'saj e Kaindy e il remoto Parco Nazionale di Altyn-Emel, dove la natura sembra aver dimenticato l'esistenza dell'uomo. Poi saliremo a bordo di un autentico treno notturno made in USSR, un'esperienza che da sola vale il viaggio, attraversando la steppa fino a Turkistan e Shymkent, dove la storia dell'Asia centrale si intreccia con il recente e affascinante passato sovietico.

Il gran finale è però il Mangystau. Tre giorni di roadtrip selvaggio, dormendo tra tende e jurte, nel luogo più alieno di tutto il Kazakistan. Canyon bianchi, montagne scolpite dal vento, sfere di roccia gigantesche, moschee rupestri e scogliere che sembrano appartenere a un altro pianeta. Qui non ci sono città, quasi non esistono strade e il telefono avrà smesso di prendere da un pezzo. È il tipo di posto che ti fa capire quanto il mondo sia ancora enorme.

È un viaggio che unisce natura, archeologia, antropologia e una buona dose di nostalgia sovietica. Perché il Kazakistan non è solo un insieme di paesaggi fotogenici, ma uno dei posti migliori al mondo per vedere come la steppa, il nomadismo e l'eredità dell'URSS convivano ancora oggi nello stesso Paese. Un itinerario che riesce a essere veramente avventuroso senza mai perdere di vista il contesto storico e culturale che rende tutto ancora più interessante.

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KIRGHIZISTAN

KIRGHIZISTAN

Se dovessimo scegliere un solo viaggio per spiegare cosa significa davvero Oltre, probabilmente sceglieremmo questo. Il Kirghizistan è il perfetto equilibrio tra avventura, natura, antropologia e nostalgia sovietica. È il Paese delle montagne senza fine, delle strade sterrate che sembrano non portare da nessuna parte, dei pastori nomadi che ancora vivono nelle jurte e degli insediamenti minerari semiabbandonati, dove il tempo sembra essersi fermato trent’anni fa.

Partiremo da Bishkek per attraversare il Paese da nord a sud senza mai tornare sui nostri passi, cosa che pochissimi itinerari fanno. Toccheremo la torre di Burana, le montagne del Tian Shan, il lago Ysyk-Köl, i canyon di Skazka e le rocce rosse di Jeti-Ögüz, assisteremo all’antica tradizione dell’addestramento delle aquile da caccia e dormiremo sulle sponde del lago Songköl, ospiti di una famiglia nomade. Poi arriverà la parte davvero wild: una delle strade più isolate e spettacolari dell’Asia Centrale ci porterà attraverso passi d’alta quota fino a Kazarman, ex centro minerario sovietico in cui arrivano pochissimi viaggiatori. È uno di quei posti che da soli valgono il viaggio.

Il gran finale è il Pamir kirghiso. Da Sary Mogul partiremo per un trekking di due giorni che ci porterà ai piedi del leggendario Picco Lenin, uno dei Settemila più accessibili al mondo. Dormiremo al campo base, e chi se la sentirà potrà spingersi fino al campo 1, circondato da ghiacciai e montagne immense. Concluderemo il viaggio a Osh, storica città della Via della Seta, crocevia di popoli e culture.

E per chi pensa che l’avventura non sia ancora abbastanza, c’è l’add-on. Tre giorni in cui esploreremo il lato più assurdo e sconosciuto del Kirghizistan: la radioattiva Mayluu-Suu, dove si estraeva l’uranio per il programma nucleare sovietico, la valle di Toktogul dove la cannabis cresce spontanea, la gigantesca testa di Lenin di Talas e il famigerato tunnel del passo Töö-Ashuu, conosciuto da tutti come il “Tunnel della Morte”. È il Kirghizistan più estremo, quello che difficilmente troverai in una guida turistica.

Molti vengono qui per vedere laghi e montagne. Noi anche. Ma soprattutto veniamo per capire come vivono i nomadi oggi, per attraversare una delle ultime grandi terre davvero selvagge dell’Eurasia e per scoprire un pezzo di ex Unione Sovietica che il turismo continua (quasi) a ignorare. Ed è proprio questo mix a rendere il Kirghizistan uno dei viaggi più amati di tutto il catalogo Oltre.

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KUMANO KODO

KUMANO KODO

Il Kumano Kodō non è un trekking qualsiasi. È, insieme a quello di Santiago, uno dei due cammini di pellegrinaggio patrimonio UNESCO e, da oltre mille anni, conduce imperatori, monaci e pellegrini attraverso le montagne della penisola di Kii. Noi lo percorreremo con lo zaino in spalla, dormendo nei piccoli villaggi di montagna e seguendo gli stessi sentieri di pietra che il Giappone percorre da secoli.

Prima di partire entreremo subito nello spirito del viaggio con una notte in shukubō sul monte Kōya, il cuore del buddhismo Shingon. Dormire in un tempio, partecipare alle preghiere dei monaci e passeggiare nel suggestivo cimitero di Okuno-in sarà il modo perfetto per lasciare alle spalle il ritmo frenetico delle città e immergerci nel Giappone più spirituale.

Da lì inizieranno cinque giorni di cammino. Attraverseremo foreste di cedri secolari, antichi passi di montagna, piccoli villaggi dove il tempo sembra essersi fermato e onsen naturali in cui rilassare le gambe dopo ogni tappa. Da Chikatsuyu a Hongū, fino a Yunomine e Nachi, ogni giornata avrà un ritmo semplice: si cammina, si mangia bene, si chiacchiera, si osserva il paesaggio cambiare lentamente. Non è una gara e non serve essere escursionisti esperti, ma solo avere voglia di vivere il viaggio con lentezza.

Il pellegrinaggio culminerà al santuario di Nachi Taisha, affacciato sulla cascata più alta del Giappone, una delle immagini più iconiche dell’intero Paese. Da qui raggiungeremo la costa di Kii-Katsuura e infine il terzo grande santuario di Kumano, Hayatama Taisha, completando simbolicamente il percorso dei Tre Grandi Santuari, cuore spirituale dello shintoismo giapponese.

È un viaggio diverso da qualsiasi altro in Giappone. Non si corre da un’attrazione all’altra, non si collezionano quartieri e insegne luminose. Si cammina. Si rallenta. Si attraversa un Paese che vive ancora di boschi sacri, sorgenti termali e antichi rituali, . E alla fine ci si accorge che la parte più bella del Kumano Kodō non è la meta: è il cammino stesso.

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KYUSHU & OKINAWA

KYUSHU & OKINAWA

Partiamo da Fukuoka e prendiamo un van: niente itinerari ferroviari da manuale, stavolta ci muoviamo su quattro ruote, patente internazionale alla mano, e andiamo a cercare il Giappone che normalmente resta fuori dalle rotte più battute. Arita con le sue ceramiche, Nagasaki e la memoria di una città segnata dalla storia, poi una deviazione verso Gunkanjima, l’inquietante e decadente isola-miniera ormai abbandonata al largo della costa.

Da lì attraversiamo la grande isola di Kyushu passando per Shimabara e Kumamoto, fino al monte Aso, uno dei grandi vulcani attivi del Giappone. A Takachiho entriamo invece in un paesaggio quasi mitologico, tra gole, montagne e leggende shintoiste. Poi Ajimu: niente hotel di catena, ma una notte in una vera fattoria, prima di proseguire verso Beppu, dove sorgenti termali e vapori trasformano la città in una specie di pentolone fumante.

Torniamo a Fukuoka e cambiamo completamente scenario: voliamo a Ishigaki, nelle isole Ryukyu, meglio note come arcipelago di Okinawa. Siamo nell’estremo sud del Giappone, che qui diventa tropicale: la baia di Kabira, la Grotta Azzurra, il mare e le tartarughe marine fanno quasi dimenticare di essere nello stesso Paese delle città viste nei giorni precedenti e ci regaleranno una pace ineguagliabile.

Poi prendiamo una barca e andiamo ancora più lontano. Precisamente sull'isolotto di Taketomi, ovvero il Giappone delle strade pedonali di sabbia, delle case tradizionali e dei bufali d’acqua, e poi Iriomote, una delle isole in assoluto più selvagge dell’arcipelago, coperta di foresta e circondata da mangrovie. Qui il ritmo cambia definitivamente: solo mare, sentieri e natura.

È un viaggio che mette insieme due Giappone molto diversi: quello vulcanico, storico e rurale del Kyushu e quello tropicale e insulare di Okinawa. Con una variabile che non possiamo controllare: il meteo. Soprattutto alle Ryukyu, anche nella stagione generalmente più favorevole, mare e condizioni atmosferiche possono cambiare rapidamente. Alcune attività potranno quindi essere adattate in base alle condizioni del momento.

E forse è proprio questo il bello: partiamo con un van, finiamo su un'isola tropicale e nel frattempo vediamo quanto può essere grande il Giappone senza mai uscire dai suoi confini.

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LIBANO & SIRIA

LIBANO & SIRIA

Ci sono viaggi che ti fanno vedere posti belli, altri che ti costringono a rimettere in discussione tutto quello che pensavi di sapere. Il nostro viaggio in Libano e Siria appartiene a questa seconda categoria.

Per anni li abbiamo conosciuti solo attraverso immagini di guerra, crisi e distruzione. Eppure, dietro a quelle immagini esistono due Paesi di una ricchezza culturale impressionante, dove convivono comunità religiose diversissime, città millenarie, siti archeologici tra i più importanti del pianeta e persone che, nonostante tutto, continuano ad accogliere i visitatori con un'ospitalità difficile da spiegare a parole.

In Libano alterneremo la vivacità quasi mediterranea di Beirut ai quartieri che raccontano le ferite del Paese, visiteremo il campo profughi palestinese di Shatila, le cittadine della costa, le montagne della valle di Qadisha, i cedri simbolo della nazione e l'immensa Baalbek, nella valle della Beqa'. Non ci limiteremo però alle cartoline: entreremo anche nel Libano più politico e controverso, visitando uno dei memoriali della resistenza di Hezbollah nel sud del Paese, un luogo che racconta un pezzo fondamentale della storia recente della regione.

Poi attraverseremo il confine e inizierà una delle avventure più intense dell'intero catalogo Oltre. Damasco, Homs, Hama, Aleppo, Idlib e Palmyra non sono semplicemente nomi studiati sui libri di storia, ma città che negli ultimi anni sono finite al centro degli eventi che hanno cambiato la geopolitica dell'Asia sud-occidentale. Passeggiare nei loro suq, osservare gli edifici ancora segnati dalla guerra, parlare con chi è rimasto e vedere lentamente la vita riprendersi i propri spazi è qualcosa che lascia il segno molto più di qualsiasi documentario.

Non sarà sempre un viaggio leggero. Ci saranno momenti bellissimi e altri inevitabilmente più duri. Ed è giusto così, perché capire davvero questi luoghi significa anche accettare di guardarli nella loro complessità, senza filtri e senza semplificazioni.

Lo faremo con un tour leader che conosce bene l'area, spostandoci in auto, con un itinerario pensato per massimizzare il tempo a disposizione e raggiungere luoghi che molti operatori nemmeno prendono in considerazione. Il risultato sarà un viaggio sorprendentemente accessibile, intenso dal primo all'ultimo giorno e probabilmente uno di quelli destinati a rimanere più a lungo nella memoria.

Non è un viaggio per collezionare fotografie. È un viaggio per tornare a casa con molte meno certezze e molte più domande. E, secondo noi, sono proprio questi i viaggi che vale la pena fare.

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MONGOLIA

MONGOLIA

Un viaggio incredibile dal focus antropologico oltre che naturalistico. Questa è la nostra Mongolia, una terra in cui la natura è immensa, certo, ma dove il ricordo più forte non saranno le dune o le montagne, bensì le persone con cui condivideremo il viaggio.

Saremo ospiti ogni notte delle famiglie nomadi, dormendo nelle loro ger, mangiando con loro e osservando da vicino uno stile di vita che, nonostante la modernità, continua a seguire i ritmi della steppa. Tra un tè con latte di capra, gli altarini buddhisti presenti in ogni tenda, il tabacco da fiuto offerto in segno di ospitalità, i cani da guardia, le mandrie e i racconti dei nostri fixer locali, scopriremo una Mongolia reale che raramente viene mostrata nelle brochure.

Naturalmente non mancheranno i grandi paesaggi: la steppa, i canyon, le dune di sabbia nel cuore del Gobi e nel più piccolo deserto di Elsen Tasarkhaj, le spettacolari Flaming Cliffs e la verdissima Valle dell'Orkhon, dove ci fermeremo due notti per rallentare il ritmo e vivere davvero il luogo. Ci muoveremo sempre a bordo di un'iconica UAZ Bukhanka, l'instancabile "pagnotta" (anche se a noi sembra più un frigorifero) sovietica su ruote che qui continua a essere il mezzo perfetto per affrontare piste, guadi e centinaia di chilometri senza asfalto.

Poi, quando penserete di aver capito la Mongolia, il viaggio cambierà completamente volto. Saliremo verso il nord industriale, andando a cercare le tracce della Repubblica Popolare Mongola, stato satellite dell'URSS, tra Erdenet, Darkhan e Ulaanbaatar: mosaici, monumenti, quartieri socialisti, basi militari, fabbriche e una storia che quasi nessun tour racconta. Infine torneremo nella capitale a bordo della leggendaria ferrovia Transmongolica, viaggiando insieme ai passeggeri locali su vecchi vagoni costruiti nella Germania Est.

Per chi non ne avrà ancora abbastanza, il viaggio può continuare tra i monti Altaj, nella Mongolia kazaka delle aquile, dei ghiacciai e dei grandi spazi alpini, verso il triplice punto di confine con Cina e Russia.

La nostra Mongolia è profondamente nomade, sorprendentemente sovietica e incredibilmente umana. Un viaggio in cui il paesaggio è spettacolare, ma il vero lusso sarà avere il privilegio di entrare, anche solo per qualche giorno, nella quotidianità di uno degli ultimi popoli realmente nomadi del pianeta.

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PAKISTAN

PAKISTAN

Se pensate di venire fino in Pakistan solo per collezionare qualche bella foto delle montagne, questo viaggio non fa per voi. In 16 giorni noi il Pakistan lo percorriamo quasi interamente dall'estremo sud all'estremo nord, dal Mar Arabico alle vette del Karakoram, attraversando deserti, grandi città, santuari sufi, bazar, valli himalayane e territori più “caldi” dove il turismo praticamente non esiste.

Partiamo dal caos subtropicale della metropoli di Karachi e risaliamo la valle dell’Indo attraverso il Sindh, visitando i grandi mausolei sufi dove potremo assistere ai rituali dhamal, le danze mistiche in stato di trance. Si tratta di zone fortemente militarizzate e sconosciute al turismo, dove ci muoveremo con fixer locali per motivi logistici e di sicurezza. Sarà poi la volta del Punjab, con Uch Sharif e Multan, fino alla monumentale e gigantesca Lahore. Qui toccheremo con mano la geopolitica del luogo alla frontiera con l’India, assistendo alla surreale cerimonia quotidiana di chiusura del confine.

Da Lahore punteremo verso nord. Islamabad è solo l’ultima parentesi urbana prima di infilarci per ore nelle gole del Kohistan, seguendo il torrente Indo su una delle strade più spettacolari e di gran lunga meno rilassanti del viaggio. Giunti nel Gilgit-Baltistan, ovvero il Kashmir pakistano, cambiamo mezzo e prendiamo i nostri 4x4: davanti a noi ci sono le vette di 8000 metri del Karakoram e la Karakorum Highway, che seguiremo fino quasi alla Cina.

È qui che il viaggio cambia ritmo. Raggiungiamo le Fairy Meadows, alla base del Nanga Parbat, e attraversiamo la valle dell’Hunza tra villaggi, fortezze, terrazzamenti e fiere comunità con lingue e tradizioni proprie, antropologicamente interessantissime. Passeremo da Karimabad e dai vertiginosi ponti tibetani ai piedi dei Coni di Passu, che collegano i villaggi di allevatori di yak, fino al passo di Khunjerab che segna il confine con la Cina e che a 4693 metri è il valico di confine più alto al mondo.

Scendiamo poi verso il Baltistan, tra le montagne e le dune sabbiose di quel posto irreale che è Skardu, prima di volare nuovamente a Islamabad. Non potremo ripartire senza spingerci ancora più a ovest, fino a Peshawar, centro della provincia a maggioranza pashtun divisa dall'Afghanistan solo dall'immaginaria, porosa e scarsamente delimitata Linea Durand.

Il risultato è un viaggio che va ben oltre il Pakistan patinato delle montagne e dei post su Instagram, preferendo offrire una visione d'insieme, nuda e cruda, dei mille volti di questo Paese incredibilmente eterogeneo. Lo attraversiamo mentre cambia: cambieranno i paesaggi, le lingue, le facce, le religioni, il clima e perfino il modo di stare per strada. Dal Mar Arabico al Karakoram, con parecchie ore di auto, qualche strada discutibile e un rollercoaster di emozioni.

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SOCOTRA

SOCOTRA

Socotra sembra quasi un errore sulla mappa: un’isola paradisiaca tra la Somalia e lo Yemen, a cui appartiene politicamente, così isolata da aver sviluppato forme endemiche di vita animale e vegetale che non esistono da nessun’altra parte. La si attraversa in una settimana, lontani da resort, infrastrutture e comodità di sorta che qui non esistono proprio: solo notti in tenda, viaggi in fuoristrada, bagni nell'oceano e natura allo stato puro.

Le prime due notti le passeremo in un contesto particolarmente ameno ai piedi delle enormi dune di Arher, affacciate sul mare, prima di spingerci nell'entroterra. Ci addentreremo quindi in impressionanti grotte incontaminate, faremo snorkeling nella barriera corallina di Dihamri e raggiungeremo la piscina naturale di Homhil, dove il paesaggio comincerà a diventare qualcosa di difficilmente spiegabile a chi non c’è mai stato. Poi arriveranno le strade che alcune volte sono piste sterrate, altre il letto di un fiume auspicabilmente non in piena, altre ancora solo un concetto astratto. Attraverseremo Wadi Kalisan, le dune di Zaheq e la foresta di Firmhin, dove ci accamperemo tra gli iconici, fragilissimi e secolari alberi del sangue di drago, per poi proseguire fino a Qalansiya e alla costa occidentale dell’isola. Da qui prenderemo una barca per raggiungere la remota spiaggia di Sho'ab, accessibile praticamente solo così, tra delfini e acqua di un azzurro difficilmente paragonabile a qualsiasi altro mare (sì Maria Chiara, anche a quello della Sardegna...). Poco distante, la laguna di Detwah ci regalerà uno degli angoli e dei tramonti più spettacolari di Socotra nonché l’incontro con l’ultimo abitante delle caverne dell’intera isola, una storia che ci dirà molto sulla Socotra che esiste dietro il cliché del paradiso perduto e incontaminato, vero sì ma solo in parte. L’ultima sera e l’ultima mattina le passiamo a Hadibo per uno sguardo molto umano sull'unica città di Socotra.

Si dorme quasi sempre in tenda, spesso senza doccia, con internet praticamente inesistente e infrastrutture ridotte al minimo indispensabile. Quando non c’è una doccia da campo, ci si lava nei ruscelli. Qui l’adattamento non è un optional, così come la capacità di accettare che un programma possa cambiare, perché il programma, a Socotra, conta molto meno della realtà e dell'imprevedibilità del luogo.

Socotra occupa un posto speciale nella storia di Oltre e ci ha insegnato sulla nostra pelle quanto poco controllo si possa avere quando si viaggia davvero in luoghi così remoti. Torniamo quindi con la stessa curiosità con cui siamo arrivati le prime volte: cercando di andare oltre la cartolina, in modo consapevole, rispettando profondamente l’isola e le persone che la abitano e lasciandoci conquistare, inevitabilmente, da una bellezza che altrove semplicemente non abbiamo trovato.

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TAGIKISTAN

TAGIKISTAN

Quando si parla di Tagikistan, quasi tutti pensano alla strada del Pamir. E hanno ragione: è una delle più leggendarie del pianeta. Ma ridurre il Tagikistan al solo Pamir sarebbe come visitare l'Italia fermandosi a Venezia.

Per questo il nostro itinerario parte dall'ovest del Paese, praticamente ignorato dal turismo internazionale ma ricchissimo di storia, atmosfere sovietiche e paesaggi sorprendenti. Esploreremo Khujand, già Leninabad, una delle città più affascinanti dell'Asia Centrale. Dormiremo all'ombra di un colossale Lenin a Istaravshan, attraverseremo gli insediamenti minerari dimenticati di Sarvoda e Zeravshan-II, e passeremo due notti in autentici sanatori sovietici come il leggendario Khoja Obi Garm, enorme complesso brutalista immerso nelle montagne dove ancora oggi si praticano i controversi bagni al radon, una delle esperienze più surreali che l'otdykh sovietico abbia lasciato in eredità. Nel mezzo ci aspettano i monti Fan: laghi turchesi sconosciuti ai più, verdi vallate e panorami che ricordano più le Alpi che l'immaginario arido dell'Asia Centrale.

Dopo una tappa a Dushanbe arriva la seconda metà del viaggio, quella che tutti sognano. Il Pamirskij Trakt ci condurrà lungo il confine afghano attraverso villaggi ismailiti, altopiani remoti, passi oltre i 4000 metri e paesaggi che sembrano appartenere a un altro pianeta. Seguiremo il corridoio di Wakhan fino alle porte della Cina, attraverseremo la remota regione del Pamir orientale e termineremo la nostra avventura a Osh, in Kirghizistan, dopo aver percorso una delle grandi strade leggendarie del mondo.

Un viaggio ruvido, remoto e profondamente diverso da qualsiasi altra cosa troverai in Asia. E probabilmente uno dei modi migliori per capire perché l'Asia Centrale crea dipendenza.

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TAIWAN

TAIWAN

Taiwan è un’isola con una storia contemporanea parecchio incasinata, un'identità storicamente cinese marchiata dalle influenze coloniali giapponesi e occidentali, metropoli ipertecnologiche e impressionanti montagne coperte di foreste subtropicali. Noi la attraversiamo in treno, facendo il giro completo in senso orario.

Partiamo da Taipei, capitale della non (più) riconosciuta Repubblica di Cina, dove prima ancora dei grattacieli andremo a capire, attraverso la storia che la città racconta, come si è arrivati alla situazione geopolitica attuale: la guerra civile cinese, la fuga del Kuomintang che portò all'indipendenza di fatto nel 1949, Chiang Kai-shek e quel rapporto irrisolto con la Cina continentale che ancora oggi definisce l’identità dell’isola. Poi lasciamo la capitale per le colline di Jiufen, vecchio centro minerario affacciato sul Pacifico, così bello da aver ispirato, pare, la Città Incantata di Miyazaki.

A est ci aspetta una Taiwan completamente diversa. Raggiungiamo l’isola di Guishan, tra acque cristalline e delfini, e poi il Parco Nazionale di Taroko, dove una delle gole più profonde e vertiginose dell’Asia si apre nella roccia per centinaia di metri. Qui il viaggio passa dai treni alle montagne, dalle città alla natura più spettacolare dell’isola. Continuiamo verso sud fino a Kaohsiung, grande metropoli portuale e volto tropicale di Taiwan, prima di risalire verso Chiayi. Da qui ci spingiamo verso le montagne al centro dell'isola. Salendo di quota vedremo la vegetazione tropicale lasciare spazio alle piantagioni di tè oolong di Shizhao, luogo splendido e non turistico dove passeremo la notte, poi alle suggestive foreste di bambù di Fengqihu e infine ai cedri millenari di quella di Alishan, ancora oggi percorsa dalla ferrovia costruita durante il dominio coloniale giapponese, che non mancheremo di prendere per tornare sulla costa.

Prima di tornare faremo tappa a Taichung per scoprire il lato più contemporaneo e creativo della città, tra street art e spazi urbani riconvertiti. Da qui torniamo direttamente all’aeroporto di Taoyuan.

In pochi giorni attraverseremo un’isola che cambia continuamente pelle: cinese e giapponese, tradizionale e ultramoderna, densamente urbanizzata e poi selvaggia. E soprattutto un luogo che vive una condizione politica e identitaria difficilissima da riassumere in una parola. Forse è proprio questo il bello: Taiwan non è semplicemente una versione esotica della Cina, né del Giappone. È Taiwan, e vale la pena scoprirla partendo dalla sua peculiarità.

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THAILANDIA

THAILANDIA

La Thailandia non è esattamente il posto in cui abbiamo scoperto l’esistenza del turismo di massa. Anzi, alcune sue località ne sono diventate praticamente il monumento. Ma la bellezza rimane (eccome se rimane) e soprattutto c’è il Songkran, il capodanno buddhista theravada festeggiato nel Sud Est asiatico: tre giorni in cui intere città si trasformano una gigantesca battaglia d'acqua che trae le proprie origini da un rituale religioso. È il momento giusto per vedere il Paese nella sua versione più festosa e accessibile, turistica sì ma profondamente umana, senza necessariamente fingere che il mare di Krabi sia ancora un segreto.

Partiamo dalla multietnica Bangkok, tra templi, mercati galleggianti, Chinatown e traffico infernale, e poi prendiamo il primo di una quantità francamente spropositata di mezzi di trasporto per raggiungere Ayutthaya, l’antica capitale del regno siamese di cui visiteremo in bici le rovine. Da qui scendiamo verso il Golfo di Siam e arriviamo a Ko Tao, dove cambiamo ancora mezzo e ritmo: mare, barca, isole e un primo giorno di vita tropicale.

Sulla costa occidentale ci aspettano Ao Nang e Railay, nella provincia di Krabi, con le loro pareti calcaree che emergono direttamente dal mare. Poi arriviamo alle isole Phi Phi, probabilmente il punto in cui la Thailandia ha perso definitivamente la battaglia contro il turismo di massa. Ma anche qui proviamo a uscire dal percorso obbligato: trekking nella giungla fino a un villaggio musulmano locale, lontano dalle orde, e la spiaggia di Nui, oltre alle immancabili acque di Phi Phi Leh e della baia di Maya.

Da Phuket lasciamo il mare e prendiamo un volo verso nord, dove il paesaggio cambierà completamente. A Chiang Mai ci aspetta finalmente il vero motivo per cui abbiamo scelto queste date: il Songkran, vissuto per strada tra rituali, processioni, musica e secchiate d’acqua. Qui non si guarda la festa da bordo strada ma si finisce inevitabilmente dentro. Sarà un'esperienza divertentissima per conoscere una tradizione estremamente radicata nella cultura locale che è sopravvissuta ancora oggi in chiave contemporanea e decisamente più profana.

Infine torniamo a Bangkok per l’ultima chicca del viaggio: il mercato di Maekhlong, attraversato quotidianamente da un treno, dove bancarelle e tende si spostano di pochi centimetri a ogni suo passaggio. Un'ultima parentesi prima di chiudere un viaggio volutamente semplice da affrontare, ma tutt’altro che statico.

Non è la Thailandia più nascosta e remota che abbiamo in catalogo, ma è quella più bella. È quella che permette di iniziare a prendere confidenza con l’Asia senza lanciarsi immediatamente nell’Asia più hardcore. E con il Songkran in mezzo, una buona ragione per esserci ce l’abbiamo.

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TURCHIA

TURCHIA

La Turchia è talmente grande e varia che fermarsi a Istanbul e Cappadocia sarebbe un po’ come leggere le prime due pagine di un libro e dire di averlo finito. Noi partiamo proprio dai grandi classici, ma poi prendiamo la strada verso est, dove cambiano paesaggi, lingue, prezzi e perfino il modo in cui verremo guardati come turisti.

Cominciamo da Istanbul, città dalla storia formidabile, ex capitale di tre imperi e ponte tra Europa e Asia, prima di spostarci nella meno conosciuta Bursa, antica capitale ottomana, e poi ad Ankara, dove la storia della Turchia odierna passa inevitabilmente dal mausoleo del padre della nazione Mustafa Kemal Atatürk. A Konya cambieremo ancora registro, entrando nel mondo del misticismo sufi, del poeta Rūmī e dei dervisci rotanti.

Poi arriverà la Cappadocia, ma senza passare la giornata a fare la fila per i viewpoint turistici. Lasciamo mongolfiere, quad e cavalli a chi li vuole e ci mettiamo le scarpe da trekking: attraverseremo a piedi le valli tra Avanos, Çavuşin, Göreme e Uçhisar, dove bastano pochi minuti per lasciare alle spalle la folla e ritrovarsi praticamente da soli tra canyon, abitazioni rupestri e villaggi.

Da qui iniziamo a spingerci verso la Turchia meno conosciuta: Gaziantep, la splendida Şanlıurfa, il misterioso sito di Göbekli Tepe e la gigantesca Diga di Atatürk ci portano sempre più a est, fino ad Adıyaman e al Nemrut Dağı, con le sue gigantesche teste di pietra abbandonate sulla cima della montagna. Il viaggio raggiunge il suo punto più remoto nel Kurdistan turco: Diyarbakır, cuore politico e culturale della regione, e infine Mardin, arroccata sul fianco della montagna, con la pianura mesopotamica che si aprirà davanti ai nostri occhi e la Siria in lontananza, all'orizzonte. Sarà veramente difficile pensare a un finale più scenografico di questo per il nostro roadtrip in terra anatolica.

In fondo è questa la Turchia che vogliamo vedere: quella dei grandi must, certo, ma soprattutto quella che comincia appena smetti di seguire la massa. Da Istanbul alla frontiera siriana, attraversiamo un Paese enorme, stratificato e parecchio più interessante di quanto possa sembrare guardandolo soltanto dalle solite brochure.

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TURKMENISTAN

TURKMENISTAN

Sembra uscito a prima vista da un romanzo di fantascienza sovietica, ma il Turkmenistan esiste davvero.

Il nostro viaggio parte con un volo della chimerica Turkmenistan Airlines diretto ad Ashgabat. La capitale, fatta di marmo di Carrara e monumenti pacchianissimi per volere dei due presidenti che hanno governato il Paese dal 1991 al 2022, è in parte straniante ma in realtà più reale e vissuta di quanto non raccontino i soliti cliché. Saliremo poi su un treno notturno diretto a Türkmenbashy, città con una folta comunità russa sulle rive del leggendario Mar Caspio: già qui il viaggio prende una piega meno convenzionale. Da Türkmenbahy punteremo verso il deserto e i canyon spettacolari di Yangikala, prima di passare per Balkanabat, città industriale sovietica dove sopravvivono alcuni dei mosaici più belli e affascinanti dell’ex RSS Turkmena. Attraversando Gyzylarbat arriveremo al remoto e isolato villaggio montano di Nohur, al confine con l’Iran, dalla fiera cultura locale.

Tornati ad Ashgabat per dedicare altro tempo alla capitale (e perché una sola visita non basta per capire una città del genere) ci sposteremo verso est per la tappa successiva: la sovietica Mary e le rovine di Merv, una delle grandi città storiche dell’Asia centrale, prima di abbandonare definitivamente l’asfalto e attraversare il deserto del Karakum verso Darwaza, la Porta dell’Inferno. Sì, proprio il giacimento di gas che brucia da decenni nel bel mezzo del nulla, guilty pleasure assolutamente necessario per qualsiasi appassionato di decadentismo post-sovietico.

Dopo una notte nel deserto proseguiamo verso nord, fino alle rovine dell’antica e polverosa Kunya-Urgench e alla città sovietica di Dashoguz. Da qui prendiamo un volo interno per tornare ad Ashgabat e chiudere il cerchio.

Il Turkmenistan è famoso per essere uno dei Paesi più chiusi e surreali del pianeta, il turismo individuale qui non è ammesso e perciò lo visiteremo accompagnati da guide locali. Di fronte a tanta follia noi proveremo a guardare anche oltre la caricatura, senza però rinunciare al piacere di goderci tutta la sua assurdità.

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UZBEKISTAN

UZBEKISTAN

In Uzbekistan due civiltà apparentemente inconciliabili convivono negli stessi luoghi. Da una parte cupole turchesi, moschee, madrase e antichi fasti della Via della Seta, dall’altra cemento brutalista, edifici sovietici, treni notturni e città semi-fantasma. In una settimana ne conosceremo entrambe le facce.

Partiamo da Tashkent, una delle capitali più sottovalutate dell’ex URSS: una metropolitana decoratissima, grandi e verdi viali, architettura modernista e giganteschi spazi urbani. Poi ci spostiamo verso la parte più iconica e spettacolare del Paese, con la leggendaria e bellissima Samarcanda e la polverosa e multietnica Bukhara, con le loro moschee, madrase e mausolei che raccontano secoli di storia centroasiatica, ma anche con i loro quartieri volutamente nascosti, più poveri e meno di facciata.

La vera avventura comincerà quando saliremo su un treno sovietico notturno diretto a Khiva. Niente cuccette private: si dorme insieme agli altri passeggeri, mentre il paesaggio cambia lentamente fuori dal finestrino. Al mattino siamo a Khiva, città-oasi perfettamente conservata, ma ahinoi anche molto ricostruita, nel mezzo del deserto.

Da qui abbandoniamo completamente la Via della Seta da cartolina e puntiamo verso il Karakalpakstan, repubblica autonoma nell’estremo ovest uzbeko con una lingua e una cultura a sé. Tra piantagioni di cotone, ruderi zoroastriani, cimiteri monumentali e villaggi sperduti arriviamo a Moynaq, ex porto principale del lago d’Aral diventato una città semideserta quando l'acqua si è ritirata lasciando le sue navi arrugginite sul fondale. Non ci limiteremo a scendere dal taxi, fare due foto alle barche e ripartire, ma passeremo la notte in un autentico hotel sovietico degli anni ’50, decrepito quanto basta, per vedere cosa significa davvero vivere in una città come Moynaq quando i turisti hanno già smesso di guardare. Il giorno dopo raggiungiamo Nukus e i suoi mosaici caleidoscopici, poi prendiamo il volo interno per Tashkent e, se gli orari lo permettono, ci concediamo un’ultima serata nella capitale.

In sette giorni passiamo così dalla grande Via della Seta alle periferie più disastrate dell’URSS, dalle cupole del Registan di Samarcanda alle navi arrugginite dell’Aral: un Uzbekistan connubio di cultura islamica, modernismo sovietico e paesaggi da fine del mondo.

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YUNNAN

YUNNAN

Lo Yunnan è una provincia della Cina dove basta prendere un treno per cambiare completamente mondo. In due settimane lo attraverseremo da sud a nord, passando dalla giungla tropicale ai monasteri tibetani, dalle foreste del tè alle montagne himalayane, incontrando lungo il percorso una quantità di culture, lingue, etnie e tradizioni che sembra impossibile appartengano allo stesso Paese.

Partiamo da Kunming, metropoli cinese multietnica capoluogo (anche culinario) dello Yunnan, e dalle suggestive formazioni rocciose note come Foresta di Pietra che sorgono a Shilin, poco più a est, di cui visiteremo un'area meno battuta dai turisti locali. Poi prendiamo il treno verso sud, fino alla tropicale Xishuangbanna e ai suoi templi thai, quasi al confine con Myanmar e Laos. Non ci sembrerà neanche di stare in Cina!

Qui comincia la parte più Oltre del viaggio. Dopo ore di minibus su strade strette e tortuose raggiungeremo i monti Jingmai, costellati di foreste del tè e villaggi remoti dove le abitazioni sono ancora costruite in legno e paglia e le tradizioni delle popolazioni dai e di altre minoranze sono parte della vita quotidiana. Ancora più a ovest arriveremo a Ximeng, nella contea autonoma dei va, storicamente cacciatori di teste, dove nella foresta pluviale cercheremo i loro santuari animisti: luoghi legati a sacrifici animali e a rituali che fino a pochi decenni fa comprendevano anche sacrifici umani. Scenderemo poi verso Pu’er, la città dell'omonimo tè, attraversando paesaggi e villaggi legati all’antica Via del Tè e dei Cavalli, che ci terrà compagnia fino alla fine della nostra spedizione. Dopodiché comincia la seconda parte del viaggio, quella dove iniziamo a risalire verso lo Yunnan nord-occidentale, più conosciuto anche dal turismo interno.

Arriviamo a Dali, con le sue tre pagode affacciate sul lago Erhai, e poi a Shaxi, antico villaggio circondato da campi di granoturco, montagne e tempietti rupestri. Proseguiamo verso Lijiang e i suoi sobborghi storici, prima di affrontare la spettacolare Gola del Salto della Tigre, scavata dallo Yangtze tra pareti di roccia vertiginose. Chiuderemo infine il viaggio a Zhongdian, meglio conosciuta col nome commerciale di Shangri-La, che tra monasteri colorati, altipiani e vette altissime è Tibet a tutti gli effetti eccetto che amministrativamente.

In 14 giorni passiamo così da foreste tropicali e Sud Est asiatico a città tibetane d’alta quota, attraversando una delle regioni più eterogenee della Cina dall'incredibile varietà etnica e linguistica. Soprattutto lo facciamo entrando in posti dove il turismo internazionale è ancora praticamente un concetto astratto. Perché se Dali, Lijiang e Shangri-La sono ormai sulla mappa, buona parte dello Yunnan meridionale è sconosciuta anche ai cinesi, come ci hanno confermato loro stessi durante il nostro ultimo tour. E probabilmente è proprio questo il momento giusto per andarci.

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Africa

Molto più vicina di quanto sembri e molto più complessa di quanto raccontino gli stereotipi. Ci interessano le città, la storia, la cultura e le persone almeno tanto quanto i paesaggi. Per ora esploriamo il Nord, dove il Mediterraneo lascia spazio al mondo arabo e si fonde col deserto del Sahara e le sue culture.

MAROCCO

MAROCCO

In Marocco, punto di partenza perfetto per conoscere il più ampio Maghreb, in pochi giorni si passa dalle medine affollate alle montagne dell’Atlante, dalle kasbah ai canyon, dalle foreste di cedri al Sahara e infine al mare. Mix di cultura araba, berbera e mediterranea, è un Paese incredibilmente vario, relativamente facile da esplorare e soprattutto fatto per essere percorso in macchina: le distanze qui diventano parte del viaggio e ogni strada porta a un paesaggio completamente diverso.

Partiamo da Marrakech, ma senza trattarla come una tappa da spuntare: ci prendiamo il tempo per perderci tra suq, piazze, riad e vita quotidiana, prima di metterci al volante. Attraversando l’Atlante e passando dal Tichka, scenderemo verso Telouet e la valle dell’Ounila, una delle strade più spettacolari del viaggio, fino allo ksar di Aït-Ben-Haddou e Ouarzazate. Da qui il paesaggio cambia ancora: Skoura, le gole del Dadès e finalmente il Sahara.

Presso Merzouga, al confine con l'Algeria, arriviamo alle dune dell’Erg Chebbi, dove lasciamo l’auto e passiamo la notte in un campo beduino nel deserto. Non essendo molto propensi a trasformare animali vivi in una giostra per turisti, preferiremo evitare il classico giro in dromedario (che rimarrà comunque facoltativo) e piuttosto arrivare al campo con i pick-up dei beduini. Il deserto ce lo godiamo comunque benissimo.

Dal Sahara risaliamo verso nord attraversando nuovamente l’Atlante, questa volta seguendo la valle dello Ziz. Poi cedri, montagne e foreste intorno ad Azrou, fino a Ifrane, la surreale cittadina di montagna che sembra essere stata trapiantata qui da qualche altra parte del mondo. Infine arriviamo a Fès, dove ci fermiamo un’intera giornata per esplorare una delle medine più grandi e labirintiche del mondo, tra artigiani, mercati, moschee e vicoli in cui è molto, molto facile perdere l’orientamento. Anzi, è praticamente parte del programma.

Da Fès proseguiamo verso Meknès e poi Chefchaouen, la celebre città blu incastonata tra le montagne del Rif. Ma qui arriva il vero twist: invece di fare la classica discesa verso Rabat e Casablanca per prendere l’aereo, noi continuiamo a nord. Perché se siamo arrivati fin qui, tanto vale andare fino in fondo. La destinazione finale è Tangeri, città di porto e di frontiera, affacciata sul punto in cui Mediterraneo e Atlantico si incontrano. Qui riposa Ibn Battuta, il più celebre viaggiatore arabo della storia, e da qui guardiamo verso l’altra sponda dello Stretto fino a Jabal Musa, la montagna che insieme a Gibilterra forma le leggendarie Colonne d’Ercole, un tempo i confini del mondo "conosciuto". E se tempi e logistica ce lo permetteranno, potremmo infilarci persino Ceuta, enclave spagnola sulla costa africana, così, perché evidentemente arrivare a Tangeri non era abbastanza.

Il nostro è un viaggio che attraversa un Marocco molto più grande di quello ritratto dalle cartoline: medine e villaggi, montagne e deserto, kasbah e città portuali, Atlante e Mediterraneo. Partiamo da Marrakech e finiamo davanti all’Europa, dopo aver attraversato il Paese praticamente da parte a parte. E soprattutto, quando tutti iniziano a tornare verso Casablanca, noi prendiamo la strada opposta.

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TUNISIA

TUNISIA

Paragonata ai vicini Marocco ed Egitto, la Tunisia è probabilmente il Paese più sottovalutato. Per molti coincide con un villaggio turistico sul mare e un'escursione nel deserto, ma noi faremo esattamente il contrario: prenderemo un'auto e la attraverseremo tutta, dal Mediterraneo fino alle dune del Sahara, osservando il territorio cambiare chilometro dopo chilometro.

Si parte dalla bellissima Tunisi, tra la medina, le rovine di Cartagine e il bianco e blu di Sidi Bou Saïd. Poi, lasciata la costa, il viaggio cambia ritmo. Arrivano Qayrawan, una delle città sante del mondo islamico, le oasi di montagna, Tozeur e Nafta, dove il paesaggio inizia lentamente a trasformarsi, più qualche chicca molto nel nostro stile, come Sidi Bouzid e il monumento al martire che ispirò le Primavere arabe, nel luogo dove ebbero inizio. Attraverseremo il surreale Chott el Jérid, l'immensa distesa di sale che dà luogo ai miraggi, fino a raggiungere il Sahara.

Qui niente resort nel deserto né spettacoli preparati per i turisti. Saliremo invece su un pick-up guidato da un beduino e ci accamperemo tra le dune, dove passeremo la notte sotto le stelle. Il giorno dopo continueremo attraverso i villaggi berberi diroccati del sud, tra antichi ksar e strade di montagna, fino a Chenini, probabilmente il luogo più suggestivo. Dormire in questo villaggio rupestre, quando ormai i gruppi organizzati sono ripartiti da un pezzo, è uno di quei momenti che da soli valgono il viaggio.

L'ultima parte del roadtrip ci riporterà lentamente verso il mare, passando per l'anfiteatro romano di El Jem, le città costiere di Monastir e Susa e infine Hammamet, dove ci concederemo un ultimo bagno prima del rientro. E sì, passeremo anche dalla tomba di Bettino Craxi, uno di quei dettagli che raccontano quanto la storia italiana e quella tunisina si siano incrociate più volte.

Questo itinerario è pensato per chi vuole conoscere tutti i volti della Tunisia, non semplicemente farsi le foto a dorso di dromedario e godere del suo bel mare. Perché nel giro di una settimana cambiano il paesaggio, l'architettura, il cibo, le tradizioni e perfino i tratti somatici delle persone. È un viaggio che parte in pieno Mediterraneo e tende al cuore dell'Africa. Sarà proprio questa la cosa più sorprendente.

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Centro America

Il Centroamerica per noi significa soprattutto Caraibi, rivoluzioni, identità culturali fortissime e luoghi dove la storia contemporanea è visibile nelle strade. Un'America diversa da quella che immaginiamo di solito, con meno grattacieli e più storie da ascoltare.

CUBA

CUBA

Di Cuba tutti pensano di sapere già tutto: auto americane, sigari, salsa, palme e mojito. Poi uno arriva e scopre un Paese infinitamente più complesso, fatto di contraddizioni, persone resilienti e una quotidianità che non assomiglia a quella di nessun altro luogo al mondo. Per questo non la visiteremo con pullman turistico e resort all inclusive, ma con un autentico roadtrip, dormendo nelle casas particulares (case private che le famiglie locali mettono a disposizione dei turisti), fermandoci dove ci va e vivendo il Paese da dentro.

Dedicheremo all’Avana tutto il tempo che merita, senza limitarci alle uniche due vie fotografate. Passeggeremo tra i quartieri coloniali e quelli popolari, tra i grandi viali della Rivoluzione, i murales, le Chevrolet anni ’50 ma anche le Lada anni '80 ancora in circolazione, la musica latina che esce dalle finestre e gli edifici che raccontano decenni di storia. Nella data del Primo Maggio, assisteremo anche alla grande manifestazione organizzata dal Partito Comunista Cubano: un’esperienza che al di là delle idee politiche è semplicemente unica.

Poi inizierà l'on the road a bordo del nostro carro de renta. Attraverseremo le piantagioni della verdissima Valle de Viñales, raggiungeremo il mare caraibico di Cayo Jutías, passeremo per città coloniali come Cienfuegos, Trinidad, Sancti Spíritus e Remedios, alterneremo spiagge spettacolari a centri storici pieni di vita e ci fermeremo dove il viaggio ci suggerirà di farlo. Fare la coda per la benzina, trovare un ristorante aperto o scambiare ben più di due parole con chi ci ospita farà parte dell’esperienza tanto quanto visitare i luoghi più famosi.

Naturalmente non mancheranno Santa Clara, con il mausoleo del Che Guevara, e una giornata di mare vero, tra Cayo Santa María e la spiaggia pubblica di Varadero, lontani dalla zona hotelera dei Meliá e degli Iberostar. Perché sì, il mare cubano è davvero incredibile, ma sarebbe un peccato fermarsi a quello.

La Cuba dei resort lasciamola dunque ai cataloghi. Questo viaggio, pur senza rinunciare alle tappe turistiche, è pensato per chi è curioso di capire come funziona un Paese socialista nel 2026, di parlare con le persone, di osservare senza pregiudizi e di lasciarsi sorprendere. Il tutto con la giusta dose di leggerezza, un po’ di spirito di adattamento e la consapevolezza che, a Cuba, gli imprevisti non sono un problema ma parte del fascino del viaggio.

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Sud America

Montagne immense, deserti surreali, città caotiche, foreste, villaggi sperduti e un mosaico culturale, etnico e politico tra i più affascinanti del pianeta. L'America del Sud è uno di quei posti dove ogni confine sembra segnare l'inizio di un mondo nuovo. E spesso è davvero così.

PERÙ

PERÙ

Sembra che qualcuno abbia preso diversi continenti e li abbia compressi dentro un unico confine. Quello del Perù.

Ci sono le città coloniali costruite sulle fondamenta del mondo inca, le montagne colorate delle Ande, i villaggi dove tradizioni antichissime sono ancora parte della vita quotidiana e un lago enorme a quasi 4000 metri di quota. Poi, quando pensi di aver capito il paesaggio, scendi verso il Pacifico: canyon profondissimi, deserti costieri, oasi tra le dune e misteriosi disegni tracciati sul terreno, secoli prima che qualcuno, almeno in teoria, potesse osservarli dal cielo.

Non partiremo da Lima bensì da Cuzco, l'antica capitale dell'Impero Inca, e da lì raggiungeremo Machu Picchu, probabilmente uno dei luoghi più famosi del pianeta. Ma il Perù non finisce certo lì, anzi... Ci aspettano le saline di Maras, le terrazze agricole di Moray e Pisac, la monatgna arcobaleno Vinicunca e il lago Titicaca, dove visiteremo le isole degli uros e raggiungeremo Taquile, nel cuore del lago.

Dalle Ande passiamo poi alla città bianca di Arequipa, ai villaggi sperduti della Valle del Colca e al suo canyon spettacolare, dove cercheremo di avvistare i condor in volo. Da qui comincia un avventuroso viaggio via terra lungo la costa pacifica, tra paesaggi desertici, linee misteriose visibili soltanto dall'alto, dune sabbiose e colonie di animali marini.

Chiudiamo il viaggio a Lima, tra architettura coloniale, quartieri affacciati sull'oceano e l'ultima cena peruviana prima del rientro. Quattordici giorni tra archeologia, natura, cultura andina e chilometri di strada: un viaggio in cui ogni volta che cambia il paesaggio sembra di essere finiti in un altro Paese e in cui il tempo sembra scorrere a una velocità tutta sua.

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