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AFGHANISTAN
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AFGHANISTAN

L’Afghanistan lo evitano quasi tutti. Noi preferiamo vederlo con i nostri occhi e regalarti l'avventura di una vita.

Il Viaggio in Breve

Per decenni l’Afghanistan è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso guerre, attentati e titoli di giornale. Eppure, dietro a quella narrazione esiste un Paese che per secoli è stato un crocevia di popoli, imperi, religioni e rotte commerciali. Un luogo che ha visto passare Alessandro Magno, i seguaci di Buddha, i mongoli, i persiani, gli inglesi, i sovietici e gli americani. E che ancora oggi nonostante tutto conserva un'identità fortissima.

Questo non è un viaggio pensato per collezionare luoghi famosi, ma semmai per capire, con profondo rispetto e consapevolezza, uno dei Paesi più affascinanti e fraintesi del mondo. Attraverseremo città antichissime, mercati, moschee, vallate montane e luoghi che fino a pochissimi anni fa erano irraggiungibili. Incontreremo persone che raramente vedono turisti e proveremo a osservare l'Afghanistan per quello che è davvero, al di là degli stereotipi.

Non aspettarti affatto comfort occidentali o itinerari patinati. Aspettati invece giornate intensissime, una cultura sorprendentemente ospitale e la sensazione costante di trovarti in un posto che la maggior parte delle persone conosce soltanto attraverso uno schermo. E indovina un po', è proprio questo il motivo per cui siamo qui.

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      FAQ Utili

      Tutto quello che devi sapere prima di partire per questa avventura.

      Recensioni

      Francesca Cocchi

      Francesca Cocchi

      "Negli ultimi due anni ho fatto quattro viaggi con Oltre: Transnistria, Afghanistan, Georgia e Tagikistan. Ogni volta ho trovato un tour leader, Matteo (ed Emanuele per la Georgia) super preparato e pronto a svelare i lati meno turistici e mainstream del Paese visitato. Consiglio Oltre perché propone viaggi e non vacanze, perché ti spinge oltre la tua comfort zone cercando di farti mettere nei panni di culture e tradizioni diverse."

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      Tutte le foto sono nostre. Sì, è tutto vero.

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      TAGIKISTAN

      TAGIKISTAN

      Quando si parla di Tagikistan, quasi tutti pensano alla strada del Pamir. E hanno ragione: è una delle più leggendarie del pianeta. Ma ridurre il Tagikistan al solo Pamir sarebbe come visitare l'Italia fermandosi a Venezia.

      Per questo il nostro itinerario parte dall'ovest del Paese, praticamente ignorato dal turismo internazionale ma ricchissimo di storia, atmosfere sovietiche e paesaggi sorprendenti. Esploreremo Khujand, già Leninabad, una delle città più affascinanti dell'Asia Centrale. Dormiremo all'ombra di un colossale Lenin a Istaravshan, attraverseremo gli insediamenti minerari dimenticati di Sarvoda e Zeravshan-II, e passeremo due notti in autentici sanatori sovietici come il leggendario Khoja Obi Garm, enorme complesso brutalista immerso nelle montagne dove ancora oggi si praticano i controversi bagni al radon, una delle esperienze più surreali che l'otdykh sovietico abbia lasciato in eredità. Nel mezzo ci aspettano i monti Fan: laghi turchesi sconosciuti ai più, verdi vallate e panorami che ricordano più le Alpi che l'immaginario arido dell'Asia Centrale.

      Dopo una tappa a Dushanbe arriva la seconda metà del viaggio, quella che tutti sognano. Il Pamirskij Trakt ci condurrà lungo il confine afghano attraverso villaggi ismailiti, altopiani remoti, passi oltre i 4000 metri e paesaggi che sembrano appartenere a un altro pianeta. Seguiremo il corridoio di Wakhan fino alle porte della Cina, attraverseremo la remota regione del Pamir orientale e termineremo la nostra avventura a Osh, in Kirghizistan, dopo aver percorso una delle grandi strade leggendarie del mondo.

      Un viaggio ruvido, remoto e profondamente diverso da qualsiasi altra cosa troverai in Asia. E probabilmente uno dei modi migliori per capire perché l'Asia Centrale crea dipendenza.

      Scopri il viaggio
      PAKISTAN

      PAKISTAN

      Se pensate di venire fino in Pakistan solo per collezionare qualche bella foto delle montagne, questo viaggio non fa per voi. In 16 giorni noi il Pakistan lo percorriamo quasi interamente dall'estremo sud all'estremo nord, dal Mar Arabico alle vette del Karakoram, attraversando deserti, grandi città, santuari sufi, bazar, valli himalayane e territori più “caldi” dove il turismo praticamente non esiste.

      Partiamo dal caos subtropicale della metropoli di Karachi e risaliamo la valle dell’Indo attraverso il Sindh, visitando i grandi mausolei sufi dove potremo assistere ai rituali dhamal, le danze mistiche in stato di trance. Si tratta di zone fortemente militarizzate e sconosciute al turismo, dove ci muoveremo con fixer locali per motivi logistici e di sicurezza. Sarà poi la volta del Punjab, con Uch Sharif e Multan, fino alla monumentale e gigantesca Lahore. Qui toccheremo con mano la geopolitica del luogo alla frontiera con l’India, assistendo alla surreale cerimonia quotidiana di chiusura del confine.

      Da Lahore punteremo verso nord. Islamabad è solo l’ultima parentesi urbana prima di infilarci per ore nelle gole del Kohistan, seguendo il torrente Indo su una delle strade più spettacolari e di gran lunga meno rilassanti del viaggio. Giunti nel Gilgit-Baltistan, ovvero il Kashmir pakistano, cambiamo mezzo e prendiamo i nostri 4x4: davanti a noi ci sono le vette di 8000 metri del Karakoram e la Karakorum Highway, che seguiremo fino quasi alla Cina.

      È qui che il viaggio cambia ritmo. Raggiungiamo le Fairy Meadows, alla base del Nanga Parbat, e attraversiamo la valle dell’Hunza tra villaggi, fortezze, terrazzamenti e fiere comunità con lingue e tradizioni proprie, antropologicamente interessantissime. Passeremo da Karimabad e dai vertiginosi ponti tibetani ai piedi dei Coni di Passu, che collegano i villaggi di allevatori di yak, fino al passo di Khunjerab che segna il confine con la Cina e che a 4693 metri è il valico di confine più alto al mondo.

      Scendiamo poi verso il Baltistan, tra le montagne e le dune sabbiose di quel posto irreale che è Skardu, prima di volare nuovamente a Islamabad. Non potremo ripartire senza spingerci ancora più a ovest, fino a Peshawar, centro della provincia a maggioranza pashtun divisa dall'Afghanistan solo dall'immaginaria, porosa e scarsamente delimitata Linea Durand.

      Il risultato è un viaggio che va ben oltre il Pakistan patinato delle montagne e dei post su Instagram, preferendo offrire una visione d'insieme, nuda e cruda, dei mille volti di questo Paese incredibilmente eterogeneo. Lo attraversiamo mentre cambia: cambieranno i paesaggi, le lingue, le facce, le religioni, il clima e perfino il modo di stare per strada. Dal Mar Arabico al Karakoram, con parecchie ore di auto, qualche strada discutibile e un rollercoaster di emozioni.

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      TURKMENISTAN

      TURKMENISTAN

      Sembra uscito a prima vista da un romanzo di fantascienza sovietica, ma il Turkmenistan esiste davvero.

      Il nostro viaggio parte con un volo della chimerica Turkmenistan Airlines diretto ad Ashgabat. La capitale, fatta di marmo di Carrara e monumenti pacchianissimi per volere dei due presidenti che hanno governato il Paese dal 1991 al 2022, è in parte straniante ma in realtà più reale e vissuta di quanto non raccontino i soliti cliché. Saliremo poi su un treno notturno diretto a Türkmenbashy, città con una folta comunità russa sulle rive del leggendario Mar Caspio: già qui il viaggio prende una piega meno convenzionale. Da Türkmenbahy punteremo verso il deserto e i canyon spettacolari di Yangikala, prima di passare per Balkanabat, città industriale sovietica dove sopravvivono alcuni dei mosaici più belli e affascinanti dell’ex RSS Turkmena. Attraversando Gyzylarbat arriveremo al remoto e isolato villaggio montano di Nohur, al confine con l’Iran, dalla fiera cultura locale.

      Tornati ad Ashgabat per dedicare altro tempo alla capitale (e perché una sola visita non basta per capire una città del genere) ci sposteremo verso est per la tappa successiva: la sovietica Mary e le rovine di Merv, una delle grandi città storiche dell’Asia centrale, prima di abbandonare definitivamente l’asfalto e attraversare il deserto del Karakum verso Darwaza, la Porta dell’Inferno. Sì, proprio il giacimento di gas che brucia da decenni nel bel mezzo del nulla, guilty pleasure assolutamente necessario per qualsiasi appassionato di decadentismo post-sovietico.

      Dopo una notte nel deserto proseguiamo verso nord, fino alle rovine dell’antica e polverosa Kunya-Urgench e alla città sovietica di Dashoguz. Da qui prendiamo un volo interno per tornare ad Ashgabat e chiudere il cerchio.

      Il Turkmenistan è famoso per essere uno dei Paesi più chiusi e surreali del pianeta, il turismo individuale qui non è ammesso e perciò lo visiteremo accompagnati da guide locali. Di fronte a tanta follia noi proveremo a guardare anche oltre la caricatura, senza però rinunciare al piacere di goderci tutta la sua assurdità.

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