
Il Kumano Kodō non è un trekking qualsiasi. È, insieme a quello di Santiago, uno dei due cammini di pellegrinaggio patrimonio UNESCO e, da oltre mille anni, conduce imperatori, monaci e pellegrini attraverso le montagne della penisola di Kii. Noi lo percorreremo con lo zaino in spalla, dormendo nei piccoli villaggi di montagna e seguendo gli stessi sentieri di pietra che il Giappone percorre da secoli.
Prima di partire entreremo subito nello spirito del viaggio con una notte in shukubō sul monte Kōya, il cuore del buddhismo Shingon. Dormire in un tempio, partecipare alle preghiere dei monaci e passeggiare nel suggestivo cimitero di Okuno-in sarà il modo perfetto per lasciare alle spalle il ritmo frenetico delle città e immergerci nel Giappone più spirituale.
Da lì inizieranno cinque giorni di cammino. Attraverseremo foreste di cedri secolari, antichi passi di montagna, piccoli villaggi dove il tempo sembra essersi fermato e onsen naturali in cui rilassare le gambe dopo ogni tappa. Da Chikatsuyu a Hongū, fino a Yunomine e Nachi, ogni giornata avrà un ritmo semplice: si cammina, si mangia bene, si chiacchiera, si osserva il paesaggio cambiare lentamente. Non è una gara e non serve essere escursionisti esperti, ma solo avere voglia di vivere il viaggio con lentezza.
Il pellegrinaggio culminerà al santuario di Nachi Taisha, affacciato sulla cascata più alta del Giappone, una delle immagini più iconiche dell’intero Paese. Da qui raggiungeremo la costa di Kii-Katsuura e infine il terzo grande santuario di Kumano, Hayatama Taisha, completando simbolicamente il percorso dei Tre Grandi Santuari, cuore spirituale dello shintoismo giapponese.
È un viaggio diverso da qualsiasi altro in Giappone. Non si corre da un’attrazione all’altra, non si collezionano quartieri e insegne luminose. Si cammina. Si rallenta. Si attraversa un Paese che vive ancora di boschi sacri, sorgenti termali e antichi rituali, . E alla fine ci si accorge che la parte più bella del Kumano Kodō non è la meta: è il cammino stesso.
Tutto quello che devi sapere prima di partire per questa avventura.
Lucia Fonio
"Ho viaggiato con Oltre in Giappone, percorrendo il Kumano Kodo. È stata un'esperienza davvero indimenticabile, soprattutto grazie alla simpatia e competenza della nostra guida Giulia. L'agenzia è molto seria e attenta, ho avuto problemi con il volo di rientro che hanno prontamente risolto. Super consigliato, non vedo l'ora di scegliere il prossimo tour!"
Tutte le foto sono nostre. Sì, è tutto vero.

Taiwan è un’isola con una storia contemporanea parecchio incasinata, un'identità storicamente cinese marchiata dalle influenze coloniali giapponesi e occidentali, metropoli ipertecnologiche e impressionanti montagne coperte di foreste subtropicali. Noi la attraversiamo in treno, facendo il giro completo in senso orario.
Partiamo da Taipei, capitale della non (più) riconosciuta Repubblica di Cina, dove prima ancora dei grattacieli andremo a capire, attraverso la storia che la città racconta, come si è arrivati alla situazione geopolitica attuale: la guerra civile cinese, la fuga del Kuomintang che portò all'indipendenza di fatto nel 1949, Chiang Kai-shek e quel rapporto irrisolto con la Cina continentale che ancora oggi definisce l’identità dell’isola. Poi lasciamo la capitale per le colline di Jiufen, vecchio centro minerario affacciato sul Pacifico, così bello da aver ispirato, pare, la Città Incantata di Miyazaki.
A est ci aspetta una Taiwan completamente diversa. Raggiungiamo l’isola di Guishan, tra acque cristalline e delfini, e poi il Parco Nazionale di Taroko, dove una delle gole più profonde e vertiginose dell’Asia si apre nella roccia per centinaia di metri. Qui il viaggio passa dai treni alle montagne, dalle città alla natura più spettacolare dell’isola. Continuiamo verso sud fino a Kaohsiung, grande metropoli portuale e volto tropicale di Taiwan, prima di risalire verso Chiayi. Da qui ci spingiamo verso le montagne al centro dell'isola. Salendo di quota vedremo la vegetazione tropicale lasciare spazio alle piantagioni di tè oolong di Shizhao, luogo splendido e non turistico dove passeremo la notte, poi alle suggestive foreste di bambù di Fengqihu e infine ai cedri millenari di quella di Alishan, ancora oggi percorsa dalla ferrovia costruita durante il dominio coloniale giapponese, che non mancheremo di prendere per tornare sulla costa.
Prima di tornare faremo tappa a Taichung per scoprire il lato più contemporaneo e creativo della città, tra street art e spazi urbani riconvertiti. Da qui torniamo direttamente all’aeroporto di Taoyuan.
In pochi giorni attraverseremo un’isola che cambia continuamente pelle: cinese e giapponese, tradizionale e ultramoderna, densamente urbanizzata e poi selvaggia. E soprattutto un luogo che vive una condizione politica e identitaria difficilissima da riassumere in una parola. Forse è proprio questo il bello: Taiwan non è semplicemente una versione esotica della Cina, né del Giappone. È Taiwan, e vale la pena scoprirla partendo dalla sua peculiarità.

Lo Yunnan è una provincia della Cina dove basta prendere un treno per cambiare completamente mondo. In due settimane lo attraverseremo da sud a nord, passando dalla giungla tropicale ai monasteri tibetani, dalle foreste del tè alle montagne himalayane, incontrando lungo il percorso una quantità di culture, lingue, etnie e tradizioni che sembra impossibile appartengano allo stesso Paese.
Partiamo da Kunming, metropoli cinese multietnica capoluogo (anche culinario) dello Yunnan, e dalle suggestive formazioni rocciose note come Foresta di Pietra che sorgono a Shilin, poco più a est, di cui visiteremo un'area meno battuta dai turisti locali. Poi prendiamo il treno verso sud, fino alla tropicale Xishuangbanna e ai suoi templi thai, quasi al confine con Myanmar e Laos. Non ci sembrerà neanche di stare in Cina!
Qui comincia la parte più Oltre del viaggio. Dopo ore di minibus su strade strette e tortuose raggiungeremo i monti Jingmai, costellati di foreste del tè e villaggi remoti dove le abitazioni sono ancora costruite in legno e paglia e le tradizioni delle popolazioni dai e di altre minoranze sono parte della vita quotidiana. Ancora più a ovest arriveremo a Ximeng, nella contea autonoma dei va, storicamente cacciatori di teste, dove nella foresta pluviale cercheremo i loro santuari animisti: luoghi legati a sacrifici animali e a rituali che fino a pochi decenni fa comprendevano anche sacrifici umani. Scenderemo poi verso Pu’er, la città dell'omonimo tè, attraversando paesaggi e villaggi legati all’antica Via del Tè e dei Cavalli, che ci terrà compagnia fino alla fine della nostra spedizione. Dopodiché comincia la seconda parte del viaggio, quella dove iniziamo a risalire verso lo Yunnan nord-occidentale, più conosciuto anche dal turismo interno.
Arriviamo a Dali, con le sue tre pagode affacciate sul lago Erhai, e poi a Shaxi, antico villaggio circondato da campi di granoturco, montagne e tempietti rupestri. Proseguiamo verso Lijiang e i suoi sobborghi storici, prima di affrontare la spettacolare Gola del Salto della Tigre, scavata dallo Yangtze tra pareti di roccia vertiginose. Chiuderemo infine il viaggio a Zhongdian, meglio conosciuta col nome commerciale di Shangri-La, che tra monasteri colorati, altipiani e vette altissime è Tibet a tutti gli effetti eccetto che amministrativamente.
In 14 giorni passiamo così da foreste tropicali e Sud Est asiatico a città tibetane d’alta quota, attraversando una delle regioni più eterogenee della Cina dall'incredibile varietà etnica e linguistica. Soprattutto lo facciamo entrando in posti dove il turismo internazionale è ancora praticamente un concetto astratto. Perché se Dali, Lijiang e Shangri-La sono ormai sulla mappa, buona parte dello Yunnan meridionale è sconosciuta anche ai cinesi, come ci hanno confermato loro stessi durante il nostro ultimo tour. E probabilmente è proprio questo il momento giusto per andarci.

Se dovessimo scegliere un solo viaggio per spiegare cosa significa davvero Oltre, probabilmente sceglieremmo questo. Il Kirghizistan è il perfetto equilibrio tra avventura, natura, antropologia e nostalgia sovietica. È il Paese delle montagne senza fine, delle strade sterrate che sembrano non portare da nessuna parte, dei pastori nomadi che ancora vivono nelle jurte e degli insediamenti minerari semiabbandonati, dove il tempo sembra essersi fermato trent’anni fa.
Partiremo da Bishkek per attraversare il Paese da nord a sud senza mai tornare sui nostri passi, cosa che pochissimi itinerari fanno. Toccheremo la torre di Burana, le montagne del Tian Shan, il lago Ysyk-Köl, i canyon di Skazka e le rocce rosse di Jeti-Ögüz, assisteremo all’antica tradizione dell’addestramento delle aquile da caccia e dormiremo sulle sponde del lago Songköl, ospiti di una famiglia nomade. Poi arriverà la parte davvero wild: una delle strade più isolate e spettacolari dell’Asia Centrale ci porterà attraverso passi d’alta quota fino a Kazarman, ex centro minerario sovietico in cui arrivano pochissimi viaggiatori. È uno di quei posti che da soli valgono il viaggio.
Il gran finale è il Pamir kirghiso. Da Sary Mogul partiremo per un trekking di due giorni che ci porterà ai piedi del leggendario Picco Lenin, uno dei Settemila più accessibili al mondo. Dormiremo al campo base, e chi se la sentirà potrà spingersi fino al campo 1, circondato da ghiacciai e montagne immense. Concluderemo il viaggio a Osh, storica città della Via della Seta, crocevia di popoli e culture.
E per chi pensa che l’avventura non sia ancora abbastanza, c’è l’add-on. Tre giorni in cui esploreremo il lato più assurdo e sconosciuto del Kirghizistan: la radioattiva Mayluu-Suu, dove si estraeva l’uranio per il programma nucleare sovietico, la valle di Toktogul dove la cannabis cresce spontanea, la gigantesca testa di Lenin di Talas e il famigerato tunnel del passo Töö-Ashuu, conosciuto da tutti come il “Tunnel della Morte”. È il Kirghizistan più estremo, quello che difficilmente troverai in una guida turistica.
Molti vengono qui per vedere laghi e montagne. Noi anche. Ma soprattutto veniamo per capire come vivono i nomadi oggi, per attraversare una delle ultime grandi terre davvero selvagge dell’Eurasia e per scoprire un pezzo di ex Unione Sovietica che il turismo continua (quasi) a ignorare. Ed è proprio questo mix a rendere il Kirghizistan uno dei viaggi più amati di tutto il catalogo Oltre.