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KIRGHIZISTAN
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KIRGHIZISTAN

Campi nomadi, trekking a 4000 metri, villaggi minerari dimenticati e più Lenin di quanti ti aspetteresti.

Il Viaggio in Breve

Se dovessimo scegliere un solo viaggio per spiegare cosa significa davvero Oltre, probabilmente sceglieremmo questo. Il Kirghizistan è il perfetto equilibrio tra avventura, natura, antropologia e nostalgia sovietica. È il Paese delle montagne senza fine, delle strade sterrate che sembrano non portare da nessuna parte, dei pastori nomadi che ancora vivono nelle jurte e degli insediamenti minerari semiabbandonati, dove il tempo sembra essersi fermato trent’anni fa.

Partiremo da Bishkek per attraversare il Paese da nord a sud senza mai tornare sui nostri passi, cosa che pochissimi itinerari fanno. Toccheremo la torre di Burana, le montagne del Tian Shan, il lago Ysyk-Köl, i canyon di Skazka e le rocce rosse di Jeti-Ögüz, assisteremo all’antica tradizione dell’addestramento delle aquile da caccia e dormiremo sulle sponde del lago Songköl, ospiti di una famiglia nomade. Poi arriverà la parte davvero wild: una delle strade più isolate e spettacolari dell’Asia Centrale ci porterà attraverso passi d’alta quota fino a Kazarman, ex centro minerario sovietico in cui arrivano pochissimi viaggiatori. È uno di quei posti che da soli valgono il viaggio.

Il gran finale è il Pamir kirghiso. Da Sary Mogul partiremo per un trekking di due giorni che ci porterà ai piedi del leggendario Picco Lenin, uno dei Settemila più accessibili al mondo. Dormiremo al campo base, e chi se la sentirà potrà spingersi fino al campo 1, circondato da ghiacciai e montagne immense. Concluderemo il viaggio a Osh, storica città della Via della Seta, crocevia di popoli e culture.

E per chi pensa che l’avventura non sia ancora abbastanza, c’è l’add-on. Tre giorni in cui esploreremo il lato più assurdo e sconosciuto del Kirghizistan: la radioattiva Mayluu-Suu, dove si estraeva l’uranio per il programma nucleare sovietico, la valle di Toktogul dove la cannabis cresce spontanea, la gigantesca testa di Lenin di Talas e il famigerato tunnel del passo Töö-Ashuu, conosciuto da tutti come il “Tunnel della Morte”. È il Kirghizistan più estremo, quello che difficilmente troverai in una guida turistica.

Molti vengono qui per vedere laghi e montagne. Noi anche. Ma soprattutto veniamo per capire come vivono i nomadi oggi, per attraversare una delle ultime grandi terre davvero selvagge dell’Eurasia e per scoprire un pezzo di ex Unione Sovietica che il turismo continua (quasi) a ignorare. Ed è proprio questo mix a rendere il Kirghizistan uno dei viaggi più amati di tutto il catalogo Oltre.

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PAKISTAN

PAKISTAN

Se pensate di venire fino in Pakistan solo per collezionare qualche bella foto delle montagne, questo viaggio non fa per voi. In 16 giorni noi il Pakistan lo percorriamo quasi interamente dall'estremo sud all'estremo nord, dal Mar Arabico alle vette del Karakoram, attraversando deserti, grandi città, santuari sufi, bazar, valli himalayane e territori più “caldi” dove il turismo praticamente non esiste.

Partiamo dal caos subtropicale della metropoli di Karachi e risaliamo la valle dell’Indo attraverso il Sindh, visitando i grandi mausolei sufi dove potremo assistere ai rituali dhamal, le danze mistiche in stato di trance. Si tratta di zone fortemente militarizzate e sconosciute al turismo, dove ci muoveremo con fixer locali per motivi logistici e di sicurezza. Sarà poi la volta del Punjab, con Uch Sharif e Multan, fino alla monumentale e gigantesca Lahore. Qui toccheremo con mano la geopolitica del luogo alla frontiera con l’India, assistendo alla surreale cerimonia quotidiana di chiusura del confine.

Da Lahore punteremo verso nord. Islamabad è solo l’ultima parentesi urbana prima di infilarci per ore nelle gole del Kohistan, seguendo il torrente Indo su una delle strade più spettacolari e di gran lunga meno rilassanti del viaggio. Giunti nel Gilgit-Baltistan, ovvero il Kashmir pakistano, cambiamo mezzo e prendiamo i nostri 4x4: davanti a noi ci sono le vette di 8000 metri del Karakoram e la Karakorum Highway, che seguiremo fino quasi alla Cina.

È qui che il viaggio cambia ritmo. Raggiungiamo le Fairy Meadows, alla base del Nanga Parbat, e attraversiamo la valle dell’Hunza tra villaggi, fortezze, terrazzamenti e fiere comunità con lingue e tradizioni proprie, antropologicamente interessantissime. Passeremo da Karimabad e dai vertiginosi ponti tibetani ai piedi dei Coni di Passu, che collegano i villaggi di allevatori di yak, fino al passo di Khunjerab che segna il confine con la Cina e che a 4693 metri è il valico di confine più alto al mondo.

Scendiamo poi verso il Baltistan, tra le montagne e le dune sabbiose di quel posto irreale che è Skardu, prima di volare nuovamente a Islamabad. Non potremo ripartire senza spingerci ancora più a ovest, fino a Peshawar, centro della provincia a maggioranza pashtun divisa dall'Afghanistan solo dall'immaginaria, porosa e scarsamente delimitata Linea Durand.

Il risultato è un viaggio che va ben oltre il Pakistan patinato delle montagne e dei post su Instagram, preferendo offrire una visione d'insieme, nuda e cruda, dei mille volti di questo Paese incredibilmente eterogeneo. Lo attraversiamo mentre cambia: cambieranno i paesaggi, le lingue, le facce, le religioni, il clima e perfino il modo di stare per strada. Dal Mar Arabico al Karakoram, con parecchie ore di auto, qualche strada discutibile e un rollercoaster di emozioni.

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NORVEGIA

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Questo non è un tour della Norvegia. È un vero road trip nel Grande Nord.

Partiremo da Bodø per raggiungere le isole Lofoten, uno dei luoghi più spettacolari d’Europa, e da lì inizieremo a risalire lentamente verso nord fino a Capo Nord, attraversando montagne che precipitano nel mare, fiordi, tundra e alcune delle strade panoramiche più belle del pianeta. Saliremo sulla Reinebringen, scopriremo spiagge quasi caraibiche, raggiungeremo villaggi di pescatori come Henningsvær, esploreremo l'isola di Senja e, se il mare lo permetterà, usciremo alla ricerca dei capodogli. Se le condizioni non saranno favorevoli, nessun problema: sa sempre come ripagarti, e ci spingeremo tra i paesaggi spettacolari del fiordo di Lyngen.

La vera esperienza però è il modo in cui vivremo tutto questo. Per quasi tutto il viaggio dormiremo in tenda, non perché costi meno ma perché è semplicemente il modo migliore di vivere la Norvegia. Monteremo il campo ogni sera in campeggi attrezzati o in pieno wild camping, approfittando dell’allemannsretten, il diritto di accesso alla natura che permette di piantare la tenda praticamente ovunque nel rispetto dell’ambiente. Ceneremo insieme davanti a un fornello da campeggio, faremo grigliate quando possibile e ci addormenteremo sotto un sole che, in estate, semplicemente si rifiuta di tramontare.

Il momento più emozionante arriverà alla fine: molti si accontentano della classica foto al globo di Capo Nord, noi no. Indossiamo gli scarponi e proseguiamo a piedi fino a Knivskjellodden, il vero punto più settentrionale dell'Europa continentale. Davanti a noi ci saranno solo il Mare di Barents, le Svalbard e il Polo Nord.

È un viaggio essenziale, spartano e fisico. Si cammina tanto, si dorme in tenda, si cucina insieme e ci si adatta al meteo, che qui decide sempre. Ma è proprio questo il bello: per una settimana ci dimenticheremo della routine e vivremo il Nord nel modo più autentico possibile, così come dovrebbe essere fatto un viaggio da queste parti.

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KUMANO KODO

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Il Kumano Kodō non è un trekking qualsiasi. È, insieme a quello di Santiago, uno dei due cammini di pellegrinaggio patrimonio UNESCO e, da oltre mille anni, conduce imperatori, monaci e pellegrini attraverso le montagne della penisola di Kii. Noi lo percorreremo con lo zaino in spalla, dormendo nei piccoli villaggi di montagna e seguendo gli stessi sentieri di pietra che il Giappone percorre da secoli.

Prima di partire entreremo subito nello spirito del viaggio con una notte in shukubō sul monte Kōya, il cuore del buddhismo Shingon. Dormire in un tempio, partecipare alle preghiere dei monaci e passeggiare nel suggestivo cimitero di Okuno-in sarà il modo perfetto per lasciare alle spalle il ritmo frenetico delle città e immergerci nel Giappone più spirituale.

Da lì inizieranno cinque giorni di cammino. Attraverseremo foreste di cedri secolari, antichi passi di montagna, piccoli villaggi dove il tempo sembra essersi fermato e onsen naturali in cui rilassare le gambe dopo ogni tappa. Da Chikatsuyu a Hongū, fino a Yunomine e Nachi, ogni giornata avrà un ritmo semplice: si cammina, si mangia bene, si chiacchiera, si osserva il paesaggio cambiare lentamente. Non è una gara e non serve essere escursionisti esperti, ma solo avere voglia di vivere il viaggio con lentezza.

Il pellegrinaggio culminerà al santuario di Nachi Taisha, affacciato sulla cascata più alta del Giappone, una delle immagini più iconiche dell’intero Paese. Da qui raggiungeremo la costa di Kii-Katsuura e infine il terzo grande santuario di Kumano, Hayatama Taisha, completando simbolicamente il percorso dei Tre Grandi Santuari, cuore spirituale dello shintoismo giapponese.

È un viaggio diverso da qualsiasi altro in Giappone. Non si corre da un’attrazione all’altra, non si collezionano quartieri e insegne luminose. Si cammina. Si rallenta. Si attraversa un Paese che vive ancora di boschi sacri, sorgenti termali e antichi rituali, . E alla fine ci si accorge che la parte più bella del Kumano Kodō non è la meta: è il cammino stesso.

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