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YUNNAN
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YUNNAN

Dai villaggi thai ai monasteri tibetani nella provincia più eterogenea e multietnica della Cina, quasi sconosciuta al turismo di massa.

Il Viaggio in Breve

Lo Yunnan è una provincia della Cina dove basta prendere un treno per cambiare completamente mondo. In due settimane lo attraverseremo da sud a nord, passando dalla giungla tropicale ai monasteri tibetani, dalle foreste del tè alle montagne himalayane, incontrando lungo il percorso una quantità di culture, lingue, etnie e tradizioni che sembra impossibile appartengano allo stesso Paese.

Partiamo da Kunming, metropoli cinese multietnica capoluogo (anche culinario) dello Yunnan, e dalle suggestive formazioni rocciose note come Foresta di Pietra che sorgono a Shilin, poco più a est, di cui visiteremo un'area meno battuta dai turisti locali. Poi prendiamo il treno verso sud, fino alla tropicale Xishuangbanna e ai suoi templi thai, quasi al confine con Myanmar e Laos. Non ci sembrerà neanche di stare in Cina!

Qui comincia la parte più Oltre del viaggio. Dopo ore di minibus su strade strette e tortuose raggiungeremo i monti Jingmai, costellati di foreste del tè e villaggi remoti dove le abitazioni sono ancora costruite in legno e paglia e le tradizioni delle popolazioni dai e di altre minoranze sono parte della vita quotidiana. Ancora più a ovest arriveremo a Ximeng, nella contea autonoma dei va, storicamente cacciatori di teste, dove nella foresta pluviale cercheremo i loro santuari animisti: luoghi legati a sacrifici animali e a rituali che fino a pochi decenni fa comprendevano anche sacrifici umani. Scenderemo poi verso Pu’er, la città dell'omonimo tè, attraversando paesaggi e villaggi legati all’antica Via del Tè e dei Cavalli, che ci terrà compagnia fino alla fine della nostra spedizione. Dopodiché comincia la seconda parte del viaggio, quella dove iniziamo a risalire verso lo Yunnan nord-occidentale, più conosciuto anche dal turismo interno.

Arriviamo a Dali, con le sue tre pagode affacciate sul lago Erhai, e poi a Shaxi, antico villaggio circondato da campi di granoturco, montagne e tempietti rupestri. Proseguiamo verso Lijiang e i suoi sobborghi storici, prima di affrontare la spettacolare Gola del Salto della Tigre, scavata dallo Yangtze tra pareti di roccia vertiginose. Chiuderemo infine il viaggio a Zhongdian, meglio conosciuta col nome commerciale di Shangri-La, che tra monasteri colorati, altipiani e vette altissime è Tibet a tutti gli effetti eccetto che amministrativamente.

In 14 giorni passiamo così da foreste tropicali e Sud Est asiatico a città tibetane d’alta quota, attraversando una delle regioni più eterogenee della Cina dall'incredibile varietà etnica e linguistica. Soprattutto lo facciamo entrando in posti dove il turismo internazionale è ancora praticamente un concetto astratto. Perché se Dali, Lijiang e Shangri-La sono ormai sulla mappa, buona parte dello Yunnan meridionale è sconosciuta anche ai cinesi, come ci hanno confermato loro stessi durante il nostro ultimo tour. E probabilmente è proprio questo il momento giusto per andarci.

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CINA

CINA

La Cina è considerabile un vero e proprio continente, non solo a causa della sua ampiezza geografica. Ogni provincia cambia paesaggio, cucina, lingua, architettura e atmosfera. Per questo abbiamo costruito un itinerario quasi interamente in treno, il modo migliore per osservare la parte più rappresentativa di questo gigantesco mosaico trasformarsi fuori dal finestrino.

Partiremo da Pechino, capitale della Repubblica Popolare, tra Tienanmen, hutong e una sezione della Grande Muraglia lontana dalle folle, per poi raggiungere Shanghai, simbolo della Cina moderna e verticale. Ma è quando ci lasceremo alle spalle le grandi metropoli che inizierà la parte più sorprendente del viaggio.

Esploreremo l’Hunan, tra la Changsha di Mao Zedong, gli antichi borghi di Furong e Fenghuang e le montagne del parco nazionale di Zhangjiajie, il paesaggio che ha ispirato il film Avatar. Più a sud, nel Guangxi, ci aspettano Guilin, il fiume Li e Yangshuo, prima di concludere il viaggio tra l’energia indescrivibile di Chongqing e la cultura rilassata di Chengdu con le sue case del tè.

Come sempre, però, non ci limitiamo ai grandi classici. Lungo il percorso andremo a cercare qua e là anche quella Cina che spesso passa inosservata: piccoli dettagli che raccontano il grande rinascimento della nazione cinese e luoghi che aiutano a capire come un Paese uscito da una rivoluzione sia diventato una superpotenza tecnologica nel giro di pochi decenni.

È un viaggio nella Cina più classica, dal ritmo intenso ma abbastanza accessibile, tuttavia non per questo banale. Perché la vera Cina non è soltanto quella delle cartoline o dei grattacieli, ma quella che cambia continuamente volto, costringendoti a rimettere in discussione tutto quello che pensavi di sapere.

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MONGOLIA

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Un viaggio incredibile dal focus antropologico oltre che naturalistico. Questa è la nostra Mongolia, una terra in cui la natura è immensa, certo, ma dove il ricordo più forte non saranno le dune o le montagne, bensì le persone con cui condivideremo il viaggio.

Saremo ospiti ogni notte delle famiglie nomadi, dormendo nelle loro ger, mangiando con loro e osservando da vicino uno stile di vita che, nonostante la modernità, continua a seguire i ritmi della steppa. Tra un tè con latte di capra, gli altarini buddhisti presenti in ogni tenda, il tabacco da fiuto offerto in segno di ospitalità, i cani da guardia, le mandrie e i racconti dei nostri fixer locali, scopriremo una Mongolia reale che raramente viene mostrata nelle brochure.

Naturalmente non mancheranno i grandi paesaggi: la steppa, i canyon, le dune di sabbia nel cuore del Gobi e nel più piccolo deserto di Elsen Tasarkhaj, le spettacolari Flaming Cliffs e la verdissima Valle dell'Orkhon, dove ci fermeremo due notti per rallentare il ritmo e vivere davvero il luogo. Ci muoveremo sempre a bordo di un'iconica UAZ Bukhanka, l'instancabile "pagnotta" (anche se a noi sembra più un frigorifero) sovietica su ruote che qui continua a essere il mezzo perfetto per affrontare piste, guadi e centinaia di chilometri senza asfalto.

Poi, quando penserete di aver capito la Mongolia, il viaggio cambierà completamente volto. Saliremo verso il nord industriale, andando a cercare le tracce della Repubblica Popolare Mongola, stato satellite dell'URSS, tra Erdenet, Darkhan e Ulaanbaatar: mosaici, monumenti, quartieri socialisti, basi militari, fabbriche e una storia che quasi nessun tour racconta. Infine torneremo nella capitale a bordo della leggendaria ferrovia Transmongolica, viaggiando insieme ai passeggeri locali su vecchi vagoni costruiti nella Germania Est.

Per chi non ne avrà ancora abbastanza, il viaggio può continuare tra i monti Altaj, nella Mongolia kazaka delle aquile, dei ghiacciai e dei grandi spazi alpini, verso il triplice punto di confine con Cina e Russia.

La nostra Mongolia è profondamente nomade, sorprendentemente sovietica e incredibilmente umana. Un viaggio in cui il paesaggio è spettacolare, ma il vero lusso sarà avere il privilegio di entrare, anche solo per qualche giorno, nella quotidianità di uno degli ultimi popoli realmente nomadi del pianeta.

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THAILANDIA

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La Thailandia non è esattamente il posto in cui abbiamo scoperto l’esistenza del turismo di massa. Anzi, alcune sue località ne sono diventate praticamente il monumento. Ma la bellezza rimane (eccome se rimane) e soprattutto c’è il Songkran, il capodanno buddhista theravada festeggiato nel Sud Est asiatico: tre giorni in cui intere città si trasformano una gigantesca battaglia d'acqua che trae le proprie origini da un rituale religioso. È il momento giusto per vedere il Paese nella sua versione più festosa e accessibile, turistica sì ma profondamente umana, senza necessariamente fingere che il mare di Krabi sia ancora un segreto.

Partiamo dalla multietnica Bangkok, tra templi, mercati galleggianti, Chinatown e traffico infernale, e poi prendiamo il primo di una quantità francamente spropositata di mezzi di trasporto per raggiungere Ayutthaya, l’antica capitale del regno siamese di cui visiteremo in bici le rovine. Da qui scendiamo verso il Golfo di Siam e arriviamo a Ko Tao, dove cambiamo ancora mezzo e ritmo: mare, barca, isole e un primo giorno di vita tropicale.

Sulla costa occidentale ci aspettano Ao Nang e Railay, nella provincia di Krabi, con le loro pareti calcaree che emergono direttamente dal mare. Poi arriviamo alle isole Phi Phi, probabilmente il punto in cui la Thailandia ha perso definitivamente la battaglia contro il turismo di massa. Ma anche qui proviamo a uscire dal percorso obbligato: trekking nella giungla fino a un villaggio musulmano locale, lontano dalle orde, e la spiaggia di Nui, oltre alle immancabili acque di Phi Phi Leh e della baia di Maya.

Da Phuket lasciamo il mare e prendiamo un volo verso nord, dove il paesaggio cambierà completamente. A Chiang Mai ci aspetta finalmente il vero motivo per cui abbiamo scelto queste date: il Songkran, vissuto per strada tra rituali, processioni, musica e secchiate d’acqua. Qui non si guarda la festa da bordo strada ma si finisce inevitabilmente dentro. Sarà un'esperienza divertentissima per conoscere una tradizione estremamente radicata nella cultura locale che è sopravvissuta ancora oggi in chiave contemporanea e decisamente più profana.

Infine torniamo a Bangkok per l’ultima chicca del viaggio: il mercato di Maekhlong, attraversato quotidianamente da un treno, dove bancarelle e tende si spostano di pochi centimetri a ogni suo passaggio. Un'ultima parentesi prima di chiudere un viaggio volutamente semplice da affrontare, ma tutt’altro che statico.

Non è la Thailandia più nascosta e remota che abbiamo in catalogo, ma è quella più bella. È quella che permette di iniziare a prendere confidenza con l’Asia senza lanciarsi immediatamente nell’Asia più hardcore. E con il Songkran in mezzo, una buona ragione per esserci ce l’abbiamo.

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