
Di Cuba tutti pensano di sapere già tutto: auto americane, sigari, salsa, palme e mojito. Poi uno arriva e scopre un Paese infinitamente più complesso, fatto di contraddizioni, persone resilienti e una quotidianità che non assomiglia a quella di nessun altro luogo al mondo. Per questo non la visiteremo con pullman turistico e resort all inclusive, ma con un autentico roadtrip, dormendo nelle casas particulares (case private che le famiglie locali mettono a disposizione dei turisti), fermandoci dove ci va e vivendo il Paese da dentro.
Dedicheremo all’Avana tutto il tempo che merita, senza limitarci alle uniche due vie fotografate. Passeggeremo tra i quartieri coloniali e quelli popolari, tra i grandi viali della Rivoluzione, i murales, le Chevrolet anni ’50 ma anche le Lada anni '80 ancora in circolazione, la musica latina che esce dalle finestre e gli edifici che raccontano decenni di storia. Nella data del Primo Maggio, assisteremo anche alla grande manifestazione organizzata dal Partito Comunista Cubano: un’esperienza che al di là delle idee politiche è semplicemente unica.
Poi inizierà l'on the road a bordo del nostro carro de renta. Attraverseremo le piantagioni della verdissima Valle de Viñales, raggiungeremo il mare caraibico di Cayo Jutías, passeremo per città coloniali come Cienfuegos, Trinidad, Sancti Spíritus e Remedios, alterneremo spiagge spettacolari a centri storici pieni di vita e ci fermeremo dove il viaggio ci suggerirà di farlo. Fare la coda per la benzina, trovare un ristorante aperto o scambiare ben più di due parole con chi ci ospita farà parte dell’esperienza tanto quanto visitare i luoghi più famosi.
Naturalmente non mancheranno Santa Clara, con il mausoleo del Che Guevara, e una giornata di mare vero, tra Cayo Santa María e la spiaggia pubblica di Varadero, lontani dalla zona hotelera dei Meliá e degli Iberostar. Perché sì, il mare cubano è davvero incredibile, ma sarebbe un peccato fermarsi a quello.
La Cuba dei resort lasciamola dunque ai cataloghi. Questo viaggio, pur senza rinunciare alle tappe turistiche, è pensato per chi è curioso di capire come funziona un Paese socialista nel 2026, di parlare con le persone, di osservare senza pregiudizi e di lasciarsi sorprendere. Il tutto con la giusta dose di leggerezza, un po’ di spirito di adattamento e la consapevolezza che, a Cuba, gli imprevisti non sono un problema ma parte del fascino del viaggio.
I posti per questa meta vanno a ruba.
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Tutto quello che devi sapere prima di partire per questa avventura.

Per decenni l’Afghanistan è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso guerre, attentati e titoli di giornale. Eppure, dietro a quella narrazione esiste un Paese che per secoli è stato un crocevia di popoli, imperi, religioni e rotte commerciali. Un luogo che ha visto passare Alessandro Magno, i seguaci di Buddha, i mongoli, i persiani, gli inglesi, i sovietici e gli americani. E che ancora oggi nonostante tutto conserva un'identità fortissima.
Questo non è un viaggio pensato per collezionare luoghi famosi, ma semmai per capire, con profondo rispetto e consapevolezza, uno dei Paesi più affascinanti e fraintesi del mondo. Attraverseremo città antichissime, mercati, moschee, vallate montane e luoghi che fino a pochissimi anni fa erano irraggiungibili. Incontreremo persone che raramente vedono turisti e proveremo a osservare l'Afghanistan per quello che è davvero, al di là degli stereotipi.
Non aspettarti affatto comfort occidentali o itinerari patinati. Aspettati invece giornate intensissime, una cultura sorprendentemente ospitale e la sensazione costante di trovarti in un posto che la maggior parte delle persone conosce soltanto attraverso uno schermo. E indovina un po', è proprio questo il motivo per cui siamo qui.

L'Armenia è uno di quei Paesi che riesce a sorprendere continuamente. Arrivi aspettandoti monasteri medievali e montagne (e li trovi), poi però ti imbatti in vecchi osservatori astronomici sovietici, giganteschi radar abbandonati, busti di Lenin dimenticati nei villaggi, case della cultura, sanatori, mosaici, città industriali e paesaggi che cambiano nel giro di poche decine di chilometri.
È proprio questa l'Armenia che vogliamo raccontare.
Il nostro itinerario tocca i luoghi più belli in senso classico, da Erevan a Tatev, dal lago Sevan a Noravank, passando per Gyumri, Dilijan, Garni e Khor Virap, ma è nelle deviazioni che il viaggio cambia davvero volto. Esploreremo enormi e inquietanti radiotelescopi costruiti durante la Guerra Fredda, centri estivi dei Giovani Pionieri ormai inghiottiti dalla vegetazione, vecchi complessi industriali e i tanti piccoli dettagli che raccontano cosa significasse vivere nella RSS Armena.
Il fiore all'occhiello però è il Syunik, una regione isolata dal resto del Paese da montagne altissime, schiacciata dalle mire espansionistiche dell'Azerbaigian e storicamente proiettata verso la Persia più che verso il Caucaso. Scenderemo fino a Meghri, una cittadina sorprendente incastonata tra le montagne, dove dedicheremo un'intera giornata a esplorare uno degli angoli più remoti e affascinanti dell'Armenia. A pochi metri da noi scorrerà il fiume Aras, oltre il quale comincia l'Iran. Il paesaggio culturale, il clima, la vegetazione e perfino l'atmosfera cambiano improvvisamente, in una lingua di terra i cui delicati confini sono stati tracciati di fatto solo in tempi recentissimi.
Come sempre non ci interessa collezionare monumenti ma capire i luoghi. Per questo parleremo della storia e della cultura millenaria dell'Armenia, della sua identità, del genocidio, dell'eredità sovietica, del terremoto del 1988 e della posizione geopolitica delicatissima che ancora oggi la rende uno dei posti più interessanti del Caucaso.
Se cerchi il classico tour dei monasteri, probabilmente questo non fa per te. Se invece vuoi vedere l'Armenia nella sua interezza, dai villaggi dove Lenin è ancora in piazza fino al remoto confine con l'Iran, allora preparati a uno dei viaggi più sorprendenti che abbiamo mai costruito

La Bielorussia, o meglio Belarus', è un Paese frainteso. Al di là dei titoloni clickbait che gridano all'"ultima dittatura d'Europa", per noi è un luogo che racconta, meglio di quasi ogni altro, cosa significhi vivere all'incrocio tra Europa centrale e mondo russo, tra passato sovietico e presente.
Entreremo via terra dalla Polonia e usciremo in Lituania, attraversando uno dei confini più caldi del continente. Da Brest a Minsk, passando per i castelli UNESCO di Mir e Njasviž, alterneremo fortezze, città ordinate, enormi viali sovietici e palazzi brutalisti, memoriali della Grande Guerra Patriottica e mosaici psichedelici. Visiteremo poi la Linea Stalin, testimonianza di un Paese in cui l'eco della guerra e dei suoi eroi è ancora parte integrante dell'identità nazionale.
L'ultima parte del viaggio ci porterà in uno dei luoghi più surreali d'Europa: la zona di esclusione di Černobyl', sul lato bielorusso, meno conosciuta rispetto a quella ucraina ma più remota e silenziosa. Villaggi abbandonati, foreste che si sono riprese il territorio e il tempo che sembra essersi fermato al 26 aprile 1986.
Non è un viaggio costruito per confermare pregiudizi, ma per capire un Paese di cui si parla tantissimo e che pochissimi hanno davvero visto. E, come sempre, lo faremo andando ben oltre le cartoline.

La Cina è considerabile un vero e proprio continente, non solo a causa della sua ampiezza geografica. Ogni provincia cambia paesaggio, cucina, lingua, architettura e atmosfera. Per questo abbiamo costruito un itinerario quasi interamente in treno, il modo migliore per osservare la parte più rappresentativa di questo gigantesco mosaico trasformarsi fuori dal finestrino.
Partiremo da Pechino, capitale della Repubblica Popolare, tra Tienanmen, hutong e una sezione della Grande Muraglia lontana dalle folle, per poi raggiungere Shanghai, simbolo della Cina moderna e verticale. Ma è quando ci lasceremo alle spalle le grandi metropoli che inizierà la parte più sorprendente del viaggio.
Esploreremo l’Hunan, tra la Changsha di Mao Zedong, gli antichi borghi di Furong e Fenghuang e le montagne del parco nazionale di Zhangjiajie, il paesaggio che ha ispirato il film Avatar. Più a sud, nel Guangxi, ci aspettano Guilin, il fiume Li e Yangshuo, prima di concludere il viaggio tra l’energia indescrivibile di Chongqing e la cultura rilassata di Chengdu con le sue case del tè.
Come sempre, però, non ci limitiamo ai grandi classici. Lungo il percorso andremo a cercare qua e là anche quella Cina che spesso passa inosservata: piccoli dettagli che raccontano il grande rinascimento della nazione cinese e luoghi che aiutano a capire come un Paese uscito da una rivoluzione sia diventato una superpotenza tecnologica nel giro di pochi decenni.
È un viaggio nella Cina più classica, dal ritmo intenso ma abbastanza accessibile, tuttavia non per questo banale. Perché la vera Cina non è soltanto quella delle cartoline o dei grattacieli, ma quella che cambia continuamente volto, costringendoti a rimettere in discussione tutto quello che pensavi di sapere.

A prima vista Cipro sembra la classica isola mediterranea: mare cristallino, spiagge perfette, turismo balneare e siti archeologici. Poi scopri che la capitale è ancora divisa da un muro, che esiste uno stato a riconoscimento limitato, che ci sono basi militari britanniche con una propria sovranità e che, nel giro di pochi giorni, attraverserai più frontiere che in viaggi molto più lunghi. Bene, è proprio questo il motivo per cui siamo qui.
Il cuore del viaggio è Cipro del Nord, una destinazione quasi sconosciuta al turismo internazionale ma incredibilmente affascinante per chi ama la storia contemporanea e la geopolitica. Attraverseremo la Linea Verde a Nicosia, visiteremo città fantasma presidiate dall'ONU, raggiungeremo i memoriali e il luogo esatto dello sbarco delle truppe turche del 1974, vedremo castelli, montagne, villaggi e carri armati abbandonati nei boschi da oltre 50 anni. Se lo vorremo, potremo anche fare un salto nell'exclave britannica di Dhekelia. È un viaggio che racconta un conflitto ancora visibile, ma senza rinunciare alla bellezza dell'isola.
Per questo alterneremo storia e paesaggi: la selvaggia penisola di Karpaz, il porto veneziano di Girne (aka Kyrenia), le rovine di Pafo e, nella data estiva, anche le acque cristalline della penisola di Akamas. Se invece partirai con noi a novembre, vivrai qualcosa che quasi nessun viaggiatore riesce a vedere: le celebrazioni del 15 novembre, anniversario della proclamazione della Repubblica Turca di Cipro del Nord, tra bandiere, parate militari e un'atmosfera che rende il tutto ancora più assurdo.
Un viaggio breve, sì, ma capace di farti vedere il Mediterraneo con occhi completamente diversi.

La Georgia riesce a mettere d’accordo praticamente tutti: chi cerca montagne spettacolari le trova, chi ama la storia pure, chi viaggia per il cibo probabilmente non vorrà più tornare a casa. Noi abbiamo semplicemente deciso di aggiungerci tutto il resto.
Partiremo da Tbilisi, una capitale irresistibile dove convivono antiche chiese, architetture brutaliste, cortili decadenti e tracce della storia sovietica praticamente a ogni angolo. Attraverseremo il Kakheti, culla del vino georgiano, raggiungeremo Kazbegi lungo una delle strade panoramiche più belle del Caucaso, visiteremo Mtskheta, Uplistsikhe e Gori, città natale di Stalin. Ma il nostro itinerario continua dove molti altri si fermano…
Andremo a cercare la Georgia meno conosciuta: i villaggi sperduti dello Svaneti che raggiungeremo attraverso la remota strada via Lentekhi, il confine con l’Abcasia e quello con l’Ossezia del Sud, dove il conflitto del 2008 è ancora una presenza concreta. Entreremo in un piccolo museo della guerra allestito nel seminterrato di una casa privata, cercheremo vecchi busti di Lenin dimenticati lungo le strade, statue di Stalin sopravvissute alla destalinizzazione, cimiteri della Grande Guerra Patriottica ormai ignorati da tutti e scorci che raccontano un passato molto più complesso di quanto spesso non si voglia ricordare.
Poi, scesi nel verdissimo Imereti, arriverà uno degli highlight assoluti del viaggio: Tskhaltubo. Faremo urbex negli immensi sanatori di questa vecchia località termale dell’élite sovietica, oggi in gran parte abbandonati o abitati dai profughi della guerra in Abcasia, e ci concederemo perfino un bagno nella vecchia vasca termale di uno di questi edifici. Un’esperienza che riassume perfettamente lo spirito di Oltre: un po’ folle, decisamente fuori dai circuiti e impossibile da dimenticare.
E poi c’è tutto il resto; le tavolate infinite, i brindisi rituali, il vino georgiano, i khinkali, il khachapuri e quell’ospitalità quasi disarmante che rende la Georgia uno dei Paesi più accoglienti al mondo. Alla fine del viaggio ti renderai conto che il ricordo più forte non sarà solo un paesaggio o un monumento, ma il modo in cui questo piccolo Paese riesce a farti sentire a casa, pur trovandoti sui confini tra Europa e Asia.