
Sembra che qualcuno abbia preso diversi continenti e li abbia compressi dentro un unico confine. Quello del Perù.
Ci sono le città coloniali costruite sulle fondamenta del mondo inca, le montagne colorate delle Ande, i villaggi dove tradizioni antichissime sono ancora parte della vita quotidiana e un lago enorme a quasi 4000 metri di quota. Poi, quando pensi di aver capito il paesaggio, scendi verso il Pacifico: canyon profondissimi, deserti costieri, oasi tra le dune e misteriosi disegni tracciati sul terreno, secoli prima che qualcuno, almeno in teoria, potesse osservarli dal cielo.
Non partiremo da Lima bensì da Cuzco, l'antica capitale dell'Impero Inca, e da lì raggiungeremo Machu Picchu, probabilmente uno dei luoghi più famosi del pianeta. Ma il Perù non finisce certo lì, anzi... Ci aspettano le saline di Maras, le terrazze agricole di Moray e Pisac, la monatgna arcobaleno Vinicunca e il lago Titicaca, dove visiteremo le isole degli uros e raggiungeremo Taquile, nel cuore del lago.
Dalle Ande passiamo poi alla città bianca di Arequipa, ai villaggi sperduti della Valle del Colca e al suo canyon spettacolare, dove cercheremo di avvistare i condor in volo. Da qui comincia un avventuroso viaggio via terra lungo la costa pacifica, tra paesaggi desertici, linee misteriose visibili soltanto dall'alto, dune sabbiose e colonie di animali marini.
Chiudiamo il viaggio a Lima, tra architettura coloniale, quartieri affacciati sull'oceano e l'ultima cena peruviana prima del rientro. Quattordici giorni tra archeologia, natura, cultura andina e chilometri di strada: un viaggio in cui ogni volta che cambia il paesaggio sembra di essere finiti in un altro Paese e in cui il tempo sembra scorrere a una velocità tutta sua.

Di Cuba tutti pensano di sapere già tutto: auto americane, sigari, salsa, palme e mojito. Poi uno arriva e scopre un Paese infinitamente più complesso, fatto di contraddizioni, persone resilienti e una quotidianità che non assomiglia a quella di nessun altro luogo al mondo. Per questo non la visiteremo con pullman turistico e resort all inclusive, ma con un autentico roadtrip, dormendo nelle casas particulares (case private che le famiglie locali mettono a disposizione dei turisti), fermandoci dove ci va e vivendo il Paese da dentro.
Dedicheremo all’Avana tutto il tempo che merita, senza limitarci alle uniche due vie fotografate. Passeggeremo tra i quartieri coloniali e quelli popolari, tra i grandi viali della Rivoluzione, i murales, le Chevrolet anni ’50 ma anche le Lada anni '80 ancora in circolazione, la musica latina che esce dalle finestre e gli edifici che raccontano decenni di storia. Nella data del Primo Maggio, assisteremo anche alla grande manifestazione organizzata dal Partito Comunista Cubano: un’esperienza che al di là delle idee politiche è semplicemente unica.
Poi inizierà l'on the road a bordo del nostro carro de renta. Attraverseremo le piantagioni della verdissima Valle de Viñales, raggiungeremo il mare caraibico di Cayo Jutías, passeremo per città coloniali come Cienfuegos, Trinidad, Sancti Spíritus e Remedios, alterneremo spiagge spettacolari a centri storici pieni di vita e ci fermeremo dove il viaggio ci suggerirà di farlo. Fare la coda per la benzina, trovare un ristorante aperto o scambiare ben più di due parole con chi ci ospita farà parte dell’esperienza tanto quanto visitare i luoghi più famosi.
Naturalmente non mancheranno Santa Clara, con il mausoleo del Che Guevara, e una giornata di mare vero, tra Cayo Santa María e la spiaggia pubblica di Varadero, lontani dalla zona hotelera dei Meliá e degli Iberostar. Perché sì, il mare cubano è davvero incredibile, ma sarebbe un peccato fermarsi a quello.
La Cuba dei resort lasciamola dunque ai cataloghi. Questo viaggio, pur senza rinunciare alle tappe turistiche, è pensato per chi è curioso di capire come funziona un Paese socialista nel 2026, di parlare con le persone, di osservare senza pregiudizi e di lasciarsi sorprendere. Il tutto con la giusta dose di leggerezza, un po’ di spirito di adattamento e la consapevolezza che, a Cuba, gli imprevisti non sono un problema ma parte del fascino del viaggio.

La Thailandia non è esattamente il posto in cui abbiamo scoperto l’esistenza del turismo di massa. Anzi, alcune sue località ne sono diventate praticamente il monumento. Ma la bellezza rimane (eccome se rimane) e soprattutto c’è il Songkran, il capodanno buddhista theravada festeggiato nel Sud Est asiatico: tre giorni in cui intere città si trasformano una gigantesca battaglia d'acqua che trae le proprie origini da un rituale religioso. È il momento giusto per vedere il Paese nella sua versione più festosa e accessibile, turistica sì ma profondamente umana, senza necessariamente fingere che il mare di Krabi sia ancora un segreto.
Partiamo dalla multietnica Bangkok, tra templi, mercati galleggianti, Chinatown e traffico infernale, e poi prendiamo il primo di una quantità francamente spropositata di mezzi di trasporto per raggiungere Ayutthaya, l’antica capitale del regno siamese di cui visiteremo in bici le rovine. Da qui scendiamo verso il Golfo di Siam e arriviamo a Ko Tao, dove cambiamo ancora mezzo e ritmo: mare, barca, isole e un primo giorno di vita tropicale.
Sulla costa occidentale ci aspettano Ao Nang e Railay, nella provincia di Krabi, con le loro pareti calcaree che emergono direttamente dal mare. Poi arriviamo alle isole Phi Phi, probabilmente il punto in cui la Thailandia ha perso definitivamente la battaglia contro il turismo di massa. Ma anche qui proviamo a uscire dal percorso obbligato: trekking nella giungla fino a un villaggio musulmano locale, lontano dalle orde, e la spiaggia di Nui, oltre alle immancabili acque di Phi Phi Leh e della baia di Maya.
Da Phuket lasciamo il mare e prendiamo un volo verso nord, dove il paesaggio cambierà completamente. A Chiang Mai ci aspetta finalmente il vero motivo per cui abbiamo scelto queste date: il Songkran, vissuto per strada tra rituali, processioni, musica e secchiate d’acqua. Qui non si guarda la festa da bordo strada ma si finisce inevitabilmente dentro. Sarà un'esperienza divertentissima per conoscere una tradizione estremamente radicata nella cultura locale che è sopravvissuta ancora oggi in chiave contemporanea e decisamente più profana.
Infine torniamo a Bangkok per l’ultima chicca del viaggio: il mercato di Maekhlong, attraversato quotidianamente da un treno, dove bancarelle e tende si spostano di pochi centimetri a ogni suo passaggio. Un'ultima parentesi prima di chiudere un viaggio volutamente semplice da affrontare, ma tutt’altro che statico.
Non è la Thailandia più nascosta e remota che abbiamo in catalogo, ma è quella più bella. È quella che permette di iniziare a prendere confidenza con l’Asia senza lanciarsi immediatamente nell’Asia più hardcore. E con il Songkran in mezzo, una buona ragione per esserci ce l’abbiamo.

Tanti sognano il Giappone. Noi abbiamo cercato di costruire un itinerario che facesse convivere i suoi grandi classici con un ritmo diverso, più lento, lasciando spazio anche a quei luoghi che spesso vengono sacrificati per aggiungere l’ennesima attrazione “overturistica” in città.
Partiremo da Osaka e Kyoto (e Hiroshima, per chi si unirà alla partenza di aprile!), ma grazie alla nostra tour leader, che vive proprio qui, andremo oltre i percorsi più battuti alla scoperta di templi meno conosciuti, quartieri tranquilli e angoli che difficilmente si trovano in un itinerario standard. Faremo anche lo shukubō, la tradizionale esperienza di dormire ospitati dai monaci sul monte Kōya, uno dei luoghi più sacri del buddhismo giapponese, dove il tempo sembra scorrere con un ritmo completamente diverso.
Dal Kansai il viaggio proseguirà verso le Alpi Giapponesi, attraversando la Kanazawa dei samurai, le case di paglia di Shirakawa-go e l’atmosfera d’altri tempi di Takayama. Cammineremo lungo l’antica via Nakasendō tra Magome e Tsumago, due villaggi perfettamente conservati dove, fino a pochi secoli fa, passavano samurai, mercanti e pellegrini diretti a Edo. Se il meteo sarà dalla nostra parte, ci fermeremo anche ai piedi del monte Fuji per ammirare uno dei simboli del Giappone nel suo contesto più spettacolare, in una località lontana dalle folle di turisti.
Solo alla fine arriveremo a Tokyo, una delle metropoli più affascinanti del pianeta, dove tradizione e futuro convivono senza mai pestarsi i piedi. Tra shinkansen, giardini zen, vicoli pieni di lanterne, grattacieli e santuari nascosti, ci renderemo conto che il Giappone non è un Paese di contrasti, ma un luogo in cui tutto riesce incredibilmente a stare insieme in modo armonioso. Ed è proprio questo che lo rende impossibile da dimenticare.
Non ti basta? Nelle date autunnali potremo scoprire questi luoghi con i colori vivacissimi del foliage e avere l’impressione di trovarci in un dipinto, mentre in primavera i fiori di ciliegio faranno da sfondo alle nostre giornate.