
In Iraq la storia non sta (solo) nei musei: è nelle città, nei quartieri, nei luoghi di culto e nelle strade percorse ogni giorno da milioni di persone. Culla della più antica civiltà urbana, terra di fiumi leggendari, imperi, religioni e architetture monumentali, è anche un Paese contemporaneo che si porta addosso le cicatrici di decenni di guerre. Per capirlo bisogna attraversarlo, fermarsi quando succede qualcosa di interessante e accettare che spesso le avventure migliori non sono quelle previste dall'itinerario.
Il nostro viaggio parte da sud, da Basra, capitale economica dove lo Shatt al-Arab, unione di Tigri ed Eufrate, incontra il Golfo Persico. Da qui ci spingeremo nelle paludi mesopotamiche, un paesaggio d’acqua e canneti dove vivono i ma'dān (cosiddetti arabi delle paludi) e trascorriamo la notte nella tradizionale casa di canne dell'uomo più importante della comunità. Altro che resort.
La strada verso il cuore del Paese passa per la famigerata Nassiriya e quindi Ur, con la sua imponente ziggurat che emerge dalla pianura mesopotamica: una di quelle testimonianze che fanno sembrare la storia antica incredibilmente vicina. È poi il momento dell'estasi religiosa di Najaf e Karbala', le due città sante dell'Islam sciita, grandi centri di pellegrinaggio e luoghi di enorme devozione dominati dai mausolei di Ali, Hussein e Abbas. Tra le due faremo anche una deviazione a Kifl, dove una moschea custodisce la memoria di un passato ebraico, prima di raggiungere Babilonia, tra rovine millenarie in parte aggressivamente ricostruite e il palazzo abbandonato di Saddam Hussein, proprio sopra il sito archeologico. L’accesso a quest’ultimo è soggetto a restrizioni e dipenderà dalle autorizzazioni e dalle condizioni sul posto: se riusciremo a entrarci grazie ai nostri contatti locali, sarà una di quelle side quest da raccontare a lungo.
Arriveremo poi a Baghdad, con tutto il tempo necessario a scoprirne le mille facce: suq medievali, architettura brutalista, eredità socialista, roccaforti sciite e una metropoli contemporanea che va avanti molto oltre quello che raccontano i telegiornali. La capitale non è una semplice tappa di passaggio, ma anzi è uno dei luoghi in cui le contraddizioni dell’Iraq diventano più evidenti.
Verso nord ci aspettano Samarra', con il suo celebre minareto a spirale e un contesto di sicurezza particolarmente delicato, e Mosul, città segnata dalla guerra contro lo Stato Islamico. Qui le tracce della distruzione convivono con la ricostruzione e con la determinazione di chi sta provando a riprendersi la propria città. Non è una visita da consumare come una collezione di rovine: è un’occasione per comprendere, attraverso i luoghi e le persone, cosa significhi ritornare a vivere dopo gli orrori della guerra.
Infine entreremo nel Kurdistan iracheno, territorio autonomo dove il contesto che ci circonda cambierà ancora una volta: monasteri cristiani incastonati tra le montagne, il canyon di Rawanduz, villaggi sacri yazidi scampati al genocidio da parte dell'ISIS e poi Erbil, con la sua cittadella antichissima e la sua anima da capitale quasi occidentale. Non finiremo tuttavia con una semplice visita panoramica. Nella data di marzo, raggiungeremo il villaggio di Akre per il Nawruz, il capodanno persiano celebrato anche qui, quando le montagne si illuminano di fiaccole e migliaia di persone celebrano l’arrivo della primavera. Esperienza che da sola vale l'intero viaggio.
Sarà un Viaggio con la V maiuscola dall’antica Mesopotamia alle montagne del Kurdistan, tra ziggurat, paludi, città sante, eredità di Saddam, memorie di guerra e comunità che raramente trovano spazio nei racconti turistici. Niente itinerario imbalsamato: ci muoviamo in auto, seguiamo le strade e lasciamo spazio alle deviazioni e agli imprevisti che rendono un'avventura tale. L’Iraq richiede flessibilità, attenzione, conoscenza del territorio e una pianificazione seria della sicurezza, ma è proprio questa complessità a renderlo una destinazione fuori scala.

Per decenni l’Afghanistan è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso guerre, attentati e titoli di giornale. Eppure, dietro a quella narrazione esiste un Paese che per secoli è stato un crocevia di popoli, imperi, religioni e rotte commerciali. Un luogo che ha visto passare Alessandro Magno, i seguaci di Buddha, i mongoli, i persiani, gli inglesi, i sovietici e gli americani. E che ancora oggi nonostante tutto conserva un'identità fortissima.
Questo non è un viaggio pensato per collezionare luoghi famosi, ma semmai per capire, con profondo rispetto e consapevolezza, uno dei Paesi più affascinanti e fraintesi del mondo. Attraverseremo città antichissime, mercati, moschee, vallate montane e luoghi che fino a pochissimi anni fa erano irraggiungibili. Incontreremo persone che raramente vedono turisti e proveremo a osservare l'Afghanistan per quello che è davvero, al di là degli stereotipi.
Non aspettarti affatto comfort occidentali o itinerari patinati. Aspettati invece giornate intensissime, una cultura sorprendentemente ospitale e la sensazione costante di trovarti in un posto che la maggior parte delle persone conosce soltanto attraverso uno schermo. E indovina un po', è proprio questo il motivo per cui siamo qui.

Ci sono viaggi che ti fanno vedere posti belli, altri che ti costringono a rimettere in discussione tutto quello che pensavi di sapere. Il nostro viaggio in Libano e Siria appartiene a questa seconda categoria.
Per anni li abbiamo conosciuti solo attraverso immagini di guerra, crisi e distruzione. Eppure, dietro a quelle immagini esistono due Paesi di una ricchezza culturale impressionante, dove convivono comunità religiose diversissime, città millenarie, siti archeologici tra i più importanti del pianeta e persone che, nonostante tutto, continuano ad accogliere i visitatori con un'ospitalità difficile da spiegare a parole.
In Libano alterneremo la vivacità quasi mediterranea di Beirut ai quartieri che raccontano le ferite del Paese, visiteremo il campo profughi palestinese di Shatila, le cittadine della costa, le montagne della valle di Qadisha, i cedri simbolo della nazione e l'immensa Baalbek, nella valle della Beqa'. Non ci limiteremo però alle cartoline: entreremo anche nel Libano più politico e controverso, visitando uno dei memoriali della resistenza di Hezbollah nel sud del Paese, un luogo che racconta un pezzo fondamentale della storia recente della regione.
Poi attraverseremo il confine e inizierà una delle avventure più intense dell'intero catalogo Oltre. Damasco, Homs, Hama, Aleppo, Idlib e Palmyra non sono semplicemente nomi studiati sui libri di storia, ma città che negli ultimi anni sono finite al centro degli eventi che hanno cambiato la geopolitica dell'Asia sud-occidentale. Passeggiare nei loro suq, osservare gli edifici ancora segnati dalla guerra, parlare con chi è rimasto e vedere lentamente la vita riprendersi i propri spazi è qualcosa che lascia il segno molto più di qualsiasi documentario.
Non sarà sempre un viaggio leggero. Ci saranno momenti bellissimi e altri inevitabilmente più duri. Ed è giusto così, perché capire davvero questi luoghi significa anche accettare di guardarli nella loro complessità, senza filtri e senza semplificazioni.
Lo faremo con un tour leader che conosce bene l'area, spostandoci in auto, con un itinerario pensato per massimizzare il tempo a disposizione e raggiungere luoghi che molti operatori nemmeno prendono in considerazione. Il risultato sarà un viaggio sorprendentemente accessibile, intenso dal primo all'ultimo giorno e probabilmente uno di quelli destinati a rimanere più a lungo nella memoria.
Non è un viaggio per collezionare fotografie. È un viaggio per tornare a casa con molte meno certezze e molte più domande. E, secondo noi, sono proprio questi i viaggi che vale la pena fare.

Se pensate di venire fino in Pakistan solo per collezionare qualche bella foto delle montagne, questo viaggio non fa per voi. In 16 giorni noi il Pakistan lo percorriamo quasi interamente dall'estremo sud all'estremo nord, dal Mar Arabico alle vette del Karakoram, attraversando deserti, grandi città, santuari sufi, bazar, valli himalayane e territori più “caldi” dove il turismo praticamente non esiste.
Partiamo dal caos subtropicale della metropoli di Karachi e risaliamo la valle dell’Indo attraverso il Sindh, visitando i grandi mausolei sufi dove potremo assistere ai rituali dhamal, le danze mistiche in stato di trance. Si tratta di zone fortemente militarizzate e sconosciute al turismo, dove ci muoveremo con fixer locali per motivi logistici e di sicurezza. Sarà poi la volta del Punjab, con Uch Sharif e Multan, fino alla monumentale e gigantesca Lahore. Qui toccheremo con mano la geopolitica del luogo alla frontiera con l’India, assistendo alla surreale cerimonia quotidiana di chiusura del confine.
Da Lahore punteremo verso nord. Islamabad è solo l’ultima parentesi urbana prima di infilarci per ore nelle gole del Kohistan, seguendo il torrente Indo su una delle strade più spettacolari e di gran lunga meno rilassanti del viaggio. Giunti nel Gilgit-Baltistan, ovvero il Kashmir pakistano, cambiamo mezzo e prendiamo i nostri 4x4: davanti a noi ci sono le vette di 8000 metri del Karakoram e la Karakorum Highway, che seguiremo fino quasi alla Cina.
È qui che il viaggio cambia ritmo. Raggiungiamo le Fairy Meadows, alla base del Nanga Parbat, e attraversiamo la valle dell’Hunza tra villaggi, fortezze, terrazzamenti e fiere comunità con lingue e tradizioni proprie, antropologicamente interessantissime. Passeremo da Karimabad e dai vertiginosi ponti tibetani ai piedi dei Coni di Passu, che collegano i villaggi di allevatori di yak, fino al passo di Khunjerab che segna il confine con la Cina e che a 4693 metri è il valico di confine più alto al mondo.
Scendiamo poi verso il Baltistan, tra le montagne e le dune sabbiose di quel posto irreale che è Skardu, prima di volare nuovamente a Islamabad. Non potremo ripartire senza spingerci ancora più a ovest, fino a Peshawar, centro della provincia a maggioranza pashtun divisa dall'Afghanistan solo dall'immaginaria, porosa e scarsamente delimitata Linea Durand.
Il risultato è un viaggio che va ben oltre il Pakistan patinato delle montagne e dei post su Instagram, preferendo offrire una visione d'insieme, nuda e cruda, dei mille volti di questo Paese incredibilmente eterogeneo. Lo attraversiamo mentre cambia: cambieranno i paesaggi, le lingue, le facce, le religioni, il clima e perfino il modo di stare per strada. Dal Mar Arabico al Karakoram, con parecchie ore di auto, qualche strada discutibile e un rollercoaster di emozioni.