
A prima vista Cipro sembra la classica isola mediterranea: mare cristallino, spiagge perfette, turismo balneare e siti archeologici. Poi scopri che la capitale è ancora divisa da un muro, che esiste uno stato a riconoscimento limitato, che ci sono basi militari britanniche con una propria sovranità e che, nel giro di pochi giorni, attraverserai più frontiere che in viaggi molto più lunghi. Bene, è proprio questo il motivo per cui siamo qui.
Il cuore del viaggio è Cipro del Nord, una destinazione quasi sconosciuta al turismo internazionale ma incredibilmente affascinante per chi ama la storia contemporanea e la geopolitica. Attraverseremo la Linea Verde a Nicosia, visiteremo città fantasma presidiate dall'ONU, raggiungeremo i memoriali e il luogo esatto dello sbarco delle truppe turche del 1974, vedremo castelli, montagne, villaggi e carri armati abbandonati nei boschi da oltre 50 anni. Se lo vorremo, potremo anche fare un salto nell'exclave britannica di Dhekelia. È un viaggio che racconta un conflitto ancora visibile, ma senza rinunciare alla bellezza dell'isola.
Per questo alterneremo storia e paesaggi: la selvaggia penisola di Karpaz, il porto veneziano di Girne (aka Kyrenia), le rovine di Pafo e, nella data estiva, anche le acque cristalline della penisola di Akamas. Se invece partirai con noi a novembre, vivrai qualcosa che quasi nessun viaggiatore riesce a vedere: le celebrazioni del 15 novembre, anniversario della proclamazione della Repubblica Turca di Cipro del Nord, tra bandiere, parate militari e un'atmosfera che rende il tutto ancora più assurdo.
Un viaggio breve, sì, ma capace di farti vedere il Mediterraneo con occhi completamente diversi.
I posti per questa meta vanno a ruba.
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Tutto quello che devi sapere prima di partire per questa avventura.
Tutte le foto sono nostre. Sì, è tutto vero.

Paragonata ai vicini Marocco ed Egitto, la Tunisia è probabilmente il Paese più sottovalutato. Per molti coincide con un villaggio turistico sul mare e un'escursione nel deserto, ma noi faremo esattamente il contrario: prenderemo un'auto e la attraverseremo tutta, dal Mediterraneo fino alle dune del Sahara, osservando il territorio cambiare chilometro dopo chilometro.
Si parte dalla bellissima Tunisi, tra la medina, le rovine di Cartagine e il bianco e blu di Sidi Bou Saïd. Poi, lasciata la costa, il viaggio cambia ritmo. Arrivano Qayrawan, una delle città sante del mondo islamico, le oasi di montagna, Tozeur e Nafta, dove il paesaggio inizia lentamente a trasformarsi, più qualche chicca molto nel nostro stile, come Sidi Bouzid e il monumento al martire che ispirò le Primavere arabe, nel luogo dove ebbero inizio. Attraverseremo il surreale Chott el Jérid, l'immensa distesa di sale che dà luogo ai miraggi, fino a raggiungere il Sahara.
Qui niente resort nel deserto né spettacoli preparati per i turisti. Saliremo invece su un pick-up guidato da un beduino e ci accamperemo tra le dune, dove passeremo la notte sotto le stelle. Il giorno dopo continueremo attraverso i villaggi berberi diroccati del sud, tra antichi ksar e strade di montagna, fino a Chenini, probabilmente il luogo più suggestivo. Dormire in questo villaggio rupestre, quando ormai i gruppi organizzati sono ripartiti da un pezzo, è uno di quei momenti che da soli valgono il viaggio.
L'ultima parte del roadtrip ci riporterà lentamente verso il mare, passando per l'anfiteatro romano di El Jem, le città costiere di Monastir e Susa e infine Hammamet, dove ci concederemo un ultimo bagno prima del rientro. E sì, passeremo anche dalla tomba di Bettino Craxi, uno di quei dettagli che raccontano quanto la storia italiana e quella tunisina si siano incrociate più volte.
Questo itinerario è pensato per chi vuole conoscere tutti i volti della Tunisia, non semplicemente farsi le foto a dorso di dromedario e godere del suo bel mare. Perché nel giro di una settimana cambiano il paesaggio, l'architettura, il cibo, le tradizioni e perfino i tratti somatici delle persone. È un viaggio che parte in pieno Mediterraneo e tende al cuore dell'Africa. Sarà proprio questa la cosa più sorprendente.

La Turchia è talmente grande e varia che fermarsi a Istanbul e Cappadocia sarebbe un po’ come leggere le prime due pagine di un libro e dire di averlo finito. Noi partiamo proprio dai grandi classici, ma poi prendiamo la strada verso est, dove cambiano paesaggi, lingue, prezzi e perfino il modo in cui verremo guardati come turisti.
Cominciamo da Istanbul, città dalla storia formidabile, ex capitale di tre imperi e ponte tra Europa e Asia, prima di spostarci nella meno conosciuta Bursa, antica capitale ottomana, e poi ad Ankara, dove la storia della Turchia odierna passa inevitabilmente dal mausoleo del padre della nazione Mustafa Kemal Atatürk. A Konya cambieremo ancora registro, entrando nel mondo del misticismo sufi, del poeta Rūmī e dei dervisci rotanti.
Poi arriverà la Cappadocia, ma senza passare la giornata a fare la fila per i viewpoint turistici. Lasciamo mongolfiere, quad e cavalli a chi li vuole e ci mettiamo le scarpe da trekking: attraverseremo a piedi le valli tra Avanos, Çavuşin, Göreme e Uçhisar, dove bastano pochi minuti per lasciare alle spalle la folla e ritrovarsi praticamente da soli tra canyon, abitazioni rupestri e villaggi.
Da qui iniziamo a spingerci verso la Turchia meno conosciuta: Gaziantep, la splendida Şanlıurfa, il misterioso sito di Göbekli Tepe e la gigantesca Diga di Atatürk ci portano sempre più a est, fino ad Adıyaman e al Nemrut Dağı, con le sue gigantesche teste di pietra abbandonate sulla cima della montagna. Il viaggio raggiunge il suo punto più remoto nel Kurdistan turco: Diyarbakır, cuore politico e culturale della regione, e infine Mardin, arroccata sul fianco della montagna, con la pianura mesopotamica che si aprirà davanti ai nostri occhi e la Siria in lontananza, all'orizzonte. Sarà veramente difficile pensare a un finale più scenografico di questo per il nostro roadtrip in terra anatolica.
In fondo è questa la Turchia che vogliamo vedere: quella dei grandi must, certo, ma soprattutto quella che comincia appena smetti di seguire la massa. Da Istanbul alla frontiera siriana, attraversiamo un Paese enorme, stratificato e parecchio più interessante di quanto possa sembrare guardandolo soltanto dalle solite brochure.

Ci sono viaggi che ti fanno vedere posti belli, altri che ti costringono a rimettere in discussione tutto quello che pensavi di sapere. Il nostro viaggio in Libano e Siria appartiene a questa seconda categoria.
Per anni li abbiamo conosciuti solo attraverso immagini di guerra, crisi e distruzione. Eppure, dietro a quelle immagini esistono due Paesi di una ricchezza culturale impressionante, dove convivono comunità religiose diversissime, città millenarie, siti archeologici tra i più importanti del pianeta e persone che, nonostante tutto, continuano ad accogliere i visitatori con un'ospitalità difficile da spiegare a parole.
In Libano alterneremo la vivacità quasi mediterranea di Beirut ai quartieri che raccontano le ferite del Paese, visiteremo il campo profughi palestinese di Shatila, le cittadine della costa, le montagne della valle di Qadisha, i cedri simbolo della nazione e l'immensa Baalbek, nella valle della Beqa'. Non ci limiteremo però alle cartoline: entreremo anche nel Libano più politico e controverso, visitando uno dei memoriali della resistenza di Hezbollah nel sud del Paese, un luogo che racconta un pezzo fondamentale della storia recente della regione.
Poi attraverseremo il confine e inizierà una delle avventure più intense dell'intero catalogo Oltre. Damasco, Homs, Hama, Aleppo, Idlib e Palmyra non sono semplicemente nomi studiati sui libri di storia, ma città che negli ultimi anni sono finite al centro degli eventi che hanno cambiato la geopolitica dell'Asia sud-occidentale. Passeggiare nei loro suq, osservare gli edifici ancora segnati dalla guerra, parlare con chi è rimasto e vedere lentamente la vita riprendersi i propri spazi è qualcosa che lascia il segno molto più di qualsiasi documentario.
Non sarà sempre un viaggio leggero. Ci saranno momenti bellissimi e altri inevitabilmente più duri. Ed è giusto così, perché capire davvero questi luoghi significa anche accettare di guardarli nella loro complessità, senza filtri e senza semplificazioni.
Lo faremo con un tour leader che conosce bene l'area, spostandoci in auto, con un itinerario pensato per massimizzare il tempo a disposizione e raggiungere luoghi che molti operatori nemmeno prendono in considerazione. Il risultato sarà un viaggio sorprendentemente accessibile, intenso dal primo all'ultimo giorno e probabilmente uno di quelli destinati a rimanere più a lungo nella memoria.
Non è un viaggio per collezionare fotografie. È un viaggio per tornare a casa con molte meno certezze e molte più domande. E, secondo noi, sono proprio questi i viaggi che vale la pena fare.