
In Marocco, punto di partenza perfetto per conoscere il più ampio Maghreb, in pochi giorni si passa dalle medine affollate alle montagne dell’Atlante, dalle kasbah ai canyon, dalle foreste di cedri al Sahara e infine al mare. Mix di cultura araba, berbera e mediterranea, è un Paese incredibilmente vario, relativamente facile da esplorare e soprattutto fatto per essere percorso in macchina: le distanze qui diventano parte del viaggio e ogni strada porta a un paesaggio completamente diverso.
Partiamo da Marrakech, ma senza trattarla come una tappa da spuntare: ci prendiamo il tempo per perderci tra suq, piazze, riad e vita quotidiana, prima di metterci al volante. Attraversando l’Atlante e passando dal Tichka, scenderemo verso Telouet e la valle dell’Ounila, una delle strade più spettacolari del viaggio, fino allo ksar di Aït-Ben-Haddou e Ouarzazate. Da qui il paesaggio cambia ancora: Skoura, le gole del Dadès e finalmente il Sahara.
Presso Merzouga, al confine con l'Algeria, arriviamo alle dune dell’Erg Chebbi, dove lasciamo l’auto e passiamo la notte in un campo beduino nel deserto. Non essendo molto propensi a trasformare animali vivi in una giostra per turisti, preferiremo evitare il classico giro in dromedario (che rimarrà comunque facoltativo) e piuttosto arrivare al campo con i pick-up dei beduini. Il deserto ce lo godiamo comunque benissimo.
Dal Sahara risaliamo verso nord attraversando nuovamente l’Atlante, questa volta seguendo la valle dello Ziz. Poi cedri, montagne e foreste intorno ad Azrou, fino a Ifrane, la surreale cittadina di montagna che sembra essere stata trapiantata qui da qualche altra parte del mondo. Infine arriviamo a Fès, dove ci fermiamo un’intera giornata per esplorare una delle medine più grandi e labirintiche del mondo, tra artigiani, mercati, moschee e vicoli in cui è molto, molto facile perdere l’orientamento. Anzi, è praticamente parte del programma.
Da Fès proseguiamo verso Meknès e poi Chefchaouen, la celebre città blu incastonata tra le montagne del Rif. Ma qui arriva il vero twist: invece di fare la classica discesa verso Rabat e Casablanca per prendere l’aereo, noi continuiamo a nord. Perché se siamo arrivati fin qui, tanto vale andare fino in fondo. La destinazione finale è Tangeri, città di porto e di frontiera, affacciata sul punto in cui Mediterraneo e Atlantico si incontrano. Qui riposa Ibn Battuta, il più celebre viaggiatore arabo della storia, e da qui guardiamo verso l’altra sponda dello Stretto fino a Jabal Musa, la montagna che insieme a Gibilterra forma le leggendarie Colonne d’Ercole, un tempo i confini del mondo "conosciuto". E se tempi e logistica ce lo permetteranno, potremmo infilarci persino Ceuta, enclave spagnola sulla costa africana, così, perché evidentemente arrivare a Tangeri non era abbastanza.
Il nostro è un viaggio che attraversa un Marocco molto più grande di quello ritratto dalle cartoline: medine e villaggi, montagne e deserto, kasbah e città portuali, Atlante e Mediterraneo. Partiamo da Marrakech e finiamo davanti all’Europa, dopo aver attraversato il Paese praticamente da parte a parte. E soprattutto, quando tutti iniziano a tornare verso Casablanca, noi prendiamo la strada opposta.
Tutto quello che devi sapere prima di partire per questa avventura.

Paragonata ai vicini Marocco ed Egitto, la Tunisia è probabilmente il Paese più sottovalutato. Per molti coincide con un villaggio turistico sul mare e un'escursione nel deserto, ma noi faremo esattamente il contrario: prenderemo un'auto e la attraverseremo tutta, dal Mediterraneo fino alle dune del Sahara, osservando il territorio cambiare chilometro dopo chilometro.
Si parte dalla bellissima Tunisi, tra la medina, le rovine di Cartagine e il bianco e blu di Sidi Bou Saïd. Poi, lasciata la costa, il viaggio cambia ritmo. Arrivano Qayrawan, una delle città sante del mondo islamico, le oasi di montagna, Tozeur e Nafta, dove il paesaggio inizia lentamente a trasformarsi, più qualche chicca molto nel nostro stile, come Sidi Bouzid e il monumento al martire che ispirò le Primavere arabe, nel luogo dove ebbero inizio. Attraverseremo il surreale Chott el Jérid, l'immensa distesa di sale che dà luogo ai miraggi, fino a raggiungere il Sahara.
Qui niente resort nel deserto né spettacoli preparati per i turisti. Saliremo invece su un pick-up guidato da un beduino e ci accamperemo tra le dune, dove passeremo la notte sotto le stelle. Il giorno dopo continueremo attraverso i villaggi berberi diroccati del sud, tra antichi ksar e strade di montagna, fino a Chenini, probabilmente il luogo più suggestivo. Dormire in questo villaggio rupestre, quando ormai i gruppi organizzati sono ripartiti da un pezzo, è uno di quei momenti che da soli valgono il viaggio.
L'ultima parte del roadtrip ci riporterà lentamente verso il mare, passando per l'anfiteatro romano di El Jem, le città costiere di Monastir e Susa e infine Hammamet, dove ci concederemo un ultimo bagno prima del rientro. E sì, passeremo anche dalla tomba di Bettino Craxi, uno di quei dettagli che raccontano quanto la storia italiana e quella tunisina si siano incrociate più volte.
Questo itinerario è pensato per chi vuole conoscere tutti i volti della Tunisia, non semplicemente farsi le foto a dorso di dromedario e godere del suo bel mare. Perché nel giro di una settimana cambiano il paesaggio, l'architettura, il cibo, le tradizioni e perfino i tratti somatici delle persone. È un viaggio che parte in pieno Mediterraneo e tende al cuore dell'Africa. Sarà proprio questa la cosa più sorprendente.

La Giordania è probabilmente il modo migliore per innamorarsi del Medio Oriente. È accogliente, sicura, facile da esplorare e racchiude in un territorio relativamente piccolo una quantità incredibile di storia, paesaggi e culture. Ma soprattutto è un Paese che dà il meglio di sé quando lo si percorre in macchina, fermandosi dove viene voglia e lasciando che siano le strade a raccontarlo.
Per questo il nostro non è il classico tour con pullman, guida che parla al microfono e alberghi tutti uguali. Partiremo piuttosto a bordo della nostra auto a noleggio, attraverseremo Amman, le rovine romane di Jerash, i mosaici cristiani di Madaba, il Monte Nebo e il Mar Morto, dove faremo il bagno in una spiaggia libera invece che in un resort. Scenderemo poi verso il castello crociato di Kerak e, naturalmente, dedicheremo tutto il tempo necessario a Petra, uno dei siti archeologici più straordinari del pianeta.
L’ultima parte del viaggio è quella che a noi è rimasta nel cuore più di tutte. Entreremo nel Wadi Rum, uno dei deserti più spettacolari del Medio Oriente, dove dormiremo in un campo beduino e attraverseremo le sue distese di sabbia rossa a bordo di pick-up guidati dalla gente del posto. Niente bubble hotel, glamping di lusso o esperienze costruite per Instagram: preferiamo sostenere chi il deserto lo ha sempre vissuto e rinunciamo volentieri anche al giro in cammello, che non riteniamo un’attrazione etica.
Chiuderemo il viaggio ad Aqaba, affacciati sul Mar Rosso, dopo una settimana trascorsa tra città arabe, siti biblici, fortezze, canyon e deserti. È un itinerario perfetto per chi vuole avvicinarsi al mondo arabo per la prima volta, ma è anche un promemoria che i viaggi migliori non sono quelli in cui qualcuno ti porta da un punto A a un punto B, ma piuttosto quelli in cui ti sporchi un po’ le scarpe, prendi una strada secondaria e scopri che spesso era proprio quella giusta.

La Turchia è talmente grande e varia che fermarsi a Istanbul e Cappadocia sarebbe un po’ come leggere le prime due pagine di un libro e dire di averlo finito. Noi partiamo proprio dai grandi classici, ma poi prendiamo la strada verso est, dove cambiano paesaggi, lingue, prezzi e perfino il modo in cui verremo guardati come turisti.
Cominciamo da Istanbul, città dalla storia formidabile, ex capitale di tre imperi e ponte tra Europa e Asia, prima di spostarci nella meno conosciuta Bursa, antica capitale ottomana, e poi ad Ankara, dove la storia della Turchia odierna passa inevitabilmente dal mausoleo del padre della nazione Mustafa Kemal Atatürk. A Konya cambieremo ancora registro, entrando nel mondo del misticismo sufi, del poeta Rūmī e dei dervisci rotanti.
Poi arriverà la Cappadocia, ma senza passare la giornata a fare la fila per i viewpoint turistici. Lasciamo mongolfiere, quad e cavalli a chi li vuole e ci mettiamo le scarpe da trekking: attraverseremo a piedi le valli tra Avanos, Çavuşin, Göreme e Uçhisar, dove bastano pochi minuti per lasciare alle spalle la folla e ritrovarsi praticamente da soli tra canyon, abitazioni rupestri e villaggi.
Da qui iniziamo a spingerci verso la Turchia meno conosciuta: Gaziantep, la splendida Şanlıurfa, il misterioso sito di Göbekli Tepe e la gigantesca Diga di Atatürk ci portano sempre più a est, fino ad Adıyaman e al Nemrut Dağı, con le sue gigantesche teste di pietra abbandonate sulla cima della montagna. Il viaggio raggiunge il suo punto più remoto nel Kurdistan turco: Diyarbakır, cuore politico e culturale della regione, e infine Mardin, arroccata sul fianco della montagna, con la pianura mesopotamica che si aprirà davanti ai nostri occhi e la Siria in lontananza, all'orizzonte. Sarà veramente difficile pensare a un finale più scenografico di questo per il nostro roadtrip in terra anatolica.
In fondo è questa la Turchia che vogliamo vedere: quella dei grandi must, certo, ma soprattutto quella che comincia appena smetti di seguire la massa. Da Istanbul alla frontiera siriana, attraversiamo un Paese enorme, stratificato e parecchio più interessante di quanto possa sembrare guardandolo soltanto dalle solite brochure.